La diocesi fra pochi giorni avrà un nuovo presbitero. Dunque, si comprendono l’entusiasmo, la gioia e l’attesa che accompagnano l’ordinazione presbiterale di Alberto Costamagna, in programma sabato 25 novembre nella Concattedrale di Fossano, alle 20.30, durante la celebrazione presieduta dal vescovo Piero Delbosco (al termine, Alberto è lieto di salutare tutti i parenti e gli amici durante il rinfresco nel sotto chiesa della parrocchia Spirito Santo). Don Alberto presiederà poi la sua prima messa domenica 26, alle 11, nella chiesa dello Spirito Santo, sua parrocchia di origine.
Alberto, che ha 31 anni, è cresciuto nella parrocchia dello Spirito Santo di Fossano, dove è nato e ha prestato diversi servizi come animatore in ambito giovanile e membro del Consiglio pastorale. Dopo gli studi al Liceo Classico si è laureato in economia e ha lavorato alla Ferrero di Alba. Nel 2018 è entrato nel Seminario interdiocesano a Fossano, frequentando lo Studio Teologico e conseguendo, nel marzo 2023, il Baccalaureato. Alberto ha inoltre prestato sevizio in varie parrocchie: prima allo Spirito Santo, dov’è nato e cresciuto, poi a Caraglio, Mellea e Centallo, dov’è tuttora. Nel maggio scorso ha ricevuto il diaconato.
Lo abbiamo incontrato qualche giorno fa, di ritorno da un breve periodo di esercizi spirituali.
Come hai vissuto i sei mesi di servizio da diacono? Immagino siano volati via…
Sono stati un bagno di vita. Ho partecipato a molti campi dell’Azione cattolica nella Casalpina di Acceglio, ho accompagnato 66 giovani della zona pastorale Centallo-Villafalletto alla Gmg di Lisbona, ho vissuto l’attività ordinaria delle parrocchie di Centallo e Mellea e alcuni traguardi importanti di amici, ho condiviso la vita nella piccola comunità di preti con don Andrea Ciartano e don Mario Dompé a Centallo. Sei mesi pieni di vita durante i quali mi sono messo a servizio della costruzione del Regno là dove c’era necessità.
Con quale stato d’animo ti sei “preparato” in questi ultimi giorni al dono dello Spirito Santo che scenderà su di te, sabato, attraverso l’imposizione delle mani di mons. Delbosco e, attraverso il vescovo, di tutta la comunità?
In queste settimane molti mi hanno chiesto se sono pronto. La mia risposta è “no, non lo sono” e tutti rimangono abbastanza sorpresi. Anche perché ci si immagina che dopo un itinerario di formazione così lungo si è pronti a partire senza paura. La mia risposta non è solo una provocazione: davvero non mi sento all’altezza del dono che ricevo.
Dall’altra, questo non sentirmi pronto è il modo per lasciare campo libero al dono dello Spirito che non so dove mi porterà. Si è capaci di ricevere lo Spirito di Dio solo c’è spazio a sufficienza per accoglierlo. Mi sento mancante di capacità, di attenzioni, di tante cose... ma questa mancanza rimanda al fatto che sarà lo Spirito Santo ad operare in me.
Un passo dopo l’altro, sei arrivato all’ordinazione sacerdotale. Qual è stato il momento o i momenti decisivi in questo cammino, prima e dopo l’ingresso in Seminario?
Faccio fatica a identificare dei momenti decisivi. Ho avuto la fortuna di crescere nel quartiere della comunità dello Spirito Santo in un momento significativo, caratterizzato da grande entusiasmo e fermento. Io sono nato nel 1991, la comunità è stata costituita nel 1982 e la chiesa consacrata nel 1989.
Mi è stata offerta l’opportunità di crescere - prima come animato, poi animatore e membro del consiglio pastorale -, di lasciare che qualcuno si prendesse cura di me, della mia fede. Attraverso l’incontro con la Parola di Dio e il nutrimento del Pane eucaristico ho potuto riconoscermi come figlio amato dal Padre attraverso tanti volti. Della mia famiglia, innanzitutto, dei miei amici (molti dei quali incontrati in quel contesto), e dei tanti che vivono in quella comunità parrocchiale affascinati dal Signore risorto. È all’interno di quella comunità che è maturato tutto il resto. È questo il vero momento decisivo.
Intervista completa su La Fedeltà del 22 novembre




























