Riccardo Olivieri per il prossimo appuntamento di Granda in Rivolta

La poesia come dialogo con la realtà: “Abbiamo bisogno di poeti che guardino al sole”

Riccardo Olivieri Granda In Rivolta

Proseguono gli appuntamenti con la letteratura al Vitriol di via Ancina 7 a Fossano. Dopo i due incontri con la prosa, a ottobre con Marta Cai e a novembre con Nicola Brizio, lunedì 4 dicembre alle 21,15 tornerà in scena la poesia. 

Per la quarta serata gli organizzatori di “Granda in Rivolta” avranno il piacere di ospitare il poeta ligure Riccardo Olivieri, autore di “Restare vivi” (Psassigli ed. 2023). Con lui dialogherà Franco Canavesio, un piacevole ritorno al Vitriol: era stato uno degli autori coinvolti al primo appuntamento della kermesse in occasione di Poème Elèctronique. 

Riccardo Olivieri, nato a Sanremo nel 1969, dopo l’Università ha lavorato tre anni in Piemonte, poi ha vissuto in Lussemburgo e in America Latina. È rientrato a Torino nel 2000, dove vive e lavora come ricercatore di marketing. Nel 2001 ha vinto il Premio “Dario Bellezza” e ha pubblicato la raccolta di poesie Diario di Knokke, segnalata al Premio Montale 2002. Nel 2006 Passigli ha pubblicato Il risultato d’azienda (pref. Stefano Verdino) recensito sulla “Italian Poetry Review”, Columbia University. Nel 2012 esce per Passigli Difesa dei sensibili (pref. D. Rondoni, nota M. Morasso). Nel 2013 vince il Premio Lerici Pea - Sezione Poesia Inedita. Nel 2014 l’Università di Bologna include Olivieri nell’“Atlante dei poeti italiani” (sito web -Dipartimento di Italianistica). “A quale ritmo, per quale regnante” è il libro uscito a luglio 2017 per Passigli (presentazione di G. Conte) finalista al “Premio Firenze” 2017 e vincitore del “Premio Pavese 2018” per la poesia edita. Nel 2020, Puntoacapo Editrice ripubblica il Diario di Knokke; con alcuni inediti, e la prefazione di Daniele Mencarelli. Nel 2023 Passigli pubblica “Restare vivi” (pref. di Claudio Damiani, con un commento di Vivian Lamarque e Giuseppe Conte in quarta di copertina). Al libro viene conferito il Premio Il Meleto di Guido Gozzano per la poesia edita 2023. 

Poeta non per volontà preesistente, ma perché “si è trovato” a scrivere versi,  Olivieri è un lettore vorace e un manager con una spiccata attenzione verso l’etica del lavoro che si riflette nella sua poesia. 

Nel programma di Granda in Rivolta è considerato poeta ligure, anche se è torinese di adozione fin dall’infanzia. Cosa la lega alla Liguria?

Sono nato a Sanremo da genitori liguri e mi sono trasferito da bambino a Torino, città splendida dove si vive molto bene. La Liguria per me resta centrale perché nell’infanzia e nella gioventù ci passavo molto tempo. Nel mio percorso di vita c’è anche un trauma economico-familiare. Ad un certo punto abbiamo perso quello che avevamo ed è la poesia che mi ha fatto riconquistare la mia terra. Quando mi invitano a Sanremo sono sempre felice perché è come tornare a casa anche se la casa non c’è più.

Nelle sue poesie si legge la Liguria, ma anche l’etica del lavoro. Nella vita lei è ricercatore di marketing. Qual è il legame tra l’Olivieri funzionario e l’Olivieri poeta?

Sono un sociologo mancato. Il mio primo desiderio era di usare gli strumenti della ricerca sociale, ma la vita mi ha portato a intraprendere gli studi in Economia. Applico però gli stessi strumenti nella ricerca di marketing. Credo nei valori del mondo del lavoro. Le multinazionali sono come dei treni dentro i cui scompartimenti ci sono persone di ogni tipo. A volte può capitare di condividere il viaggio con persone che non hanno la stessa etica, altre invece ci si ritrova a lavorare con il sorriso, in un ambiente confortevole. Quando si lavora con gioia si fa in generale un lavoro eccellente perché in ogni situazione sono le persone che fanno la squadra. Se sanno lavorare bene insieme il lavoro è facile ed efficace. Il legame con la poesia è forte perché questa visione si riflette nelle mie poesie, come il mio vissuto. In generale: scriverei male se non lavorassi e lavorerei male se non scrivessi.

Elisa Audino di Granda in Rivolta ha definito la sua scrittura cristallina come un bicchiere di Pigato. Cosa ne pensa?

Mi piace tantissimo! Ogni volta che qualcuno scrive di me scopro qualcosa che non sapevo. D’altra parte, come diceva il grande Franco Loi, “Il poeta è uno che impara le cose dopo averle scritte”.

Come è arrivato quindi alla poesia?

Da giovane non amavo la letteratura, anzi mi annoiava. Ho fatto il liceo scientifico al Galileo Ferraris e amavo la matematica e la fisica. Ci sono state delle vicende della mia vita che mi hanno però portato dove sono. Quando avevo 19 anni succede che mio nonno ci lascia alcuni suoi libri a casa per un trasloco. Pochi giorni dopo muore. Ho deciso di prendere in mano i libri per omaggio a lui. Sollevo il primo che trovo, ha un dorso con un motivo che ricorda un fascio littorio, pensavo fosse un libro fascista e invece era il Meridiano Mondadori delle poesie di Salvatore Quasimodo. Ricordo come se fosse oggi, lo rivivo ogni volta il momento in cui ho letto “Ed è subito sera”: è stato come prendere un treno in faccia, ha cambiato la mia vita. Da militare, durante i turni di guardia mi sono letto tutta la poesia della prima metà del ‘900. Poi un amico mi ha fatto conoscere autori come Bertolucci, Luzi, Caproni..., quella seconda metà del secolo scorso che è ricca di poeti incredibili che a scuola non si studiano.

Con naturalezza, quasi senza rendermene conto, mentre li leggevo, ho iniziato a scrivere sul margine di questi libri le mie poesie, ed eccomi qui a chiacchierare con lei parecchi anni e tante poesie dopo.

Quali sono i poeti che più le hanno lasciato il segno?

Tra i viventi italiani i miei riferimenti sono Giuseppe Conte e Vivian Lamarque che hanno scritto un commento in quarta di copertina di Restare Vivi. Sono molto diversi tra loro. Conte ha una scrittura che porta fede nella vita ed è un dono prezioso perché oggi credo che abbiamo più bisogno di poeti che guardino verso il sole che verso il buio. Vivian Lamarque ha uno stile apparentemente favolistico, che in realtà è molto profondo. Altri due autori italiani che considero punti di riferimento sono Alba Donati e Alberto Nessi. E prima di loro Ungaretti, Quasimodo, Montale e poi Giorgio Caproni, Franco Fortini e Attilio Bertolucci. Tra gli stranieri amo la poesia polacca, in modo particolare il premio Nobel Czesław Miłosz.