Quando a Fossano si parlava di “zone 30”

Nella città degli Acaja, sono emerse - all'inizio del millennio - proposte per la mobilità di cui oggi di discute a livello nazionale

Sì o no ai 30 km/h come velocità massima ammessa in centro? Il “caso” è esploso a Bologna: contrapposti il sindaco Matteo Lepore, che ha adottato questo limite per la maggior parte delle strade cittadine, e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha emanato una direttiva secondo la quale disposizioni del genere si possono applicare soltanto in condizioni particolari, ad esempio l’assenza di marciapiedi e la mancanza di semafori, l’alta concentrazione di ciclisti e pedoni, i restringimenti, le pendenze elevate e i percorsi tortuosi con molte intersezioni, la vicinanza a scuole, ospedali, parchi e centri sportivi. Fossano non è estranea al dibattito: o, almeno, non lo è stata.

 Ne parliamo con l’ingegnere del traffico Andrea Marella, rappresentante di “Trafficlab”, società di ricerca sul traffico e sui trasporti. Marella ha vissuto nella città delle quattro torri per vent’anni: “Fossano - spiega - è stata molto attenta, direi dai primi anni del Duemila fino al 2010, a modernizzarsi nel senso di una città europea: si partecipò a finanziamenti per la creazione di «zone 30», si costruirono rotonde per una maggiore sicurezza, si avviarono le attività di Pedibus che proseguono tuttora. Al tempo, politiche di questo tipo sembravano innovative, ma dal 2020 la mobilità è cambiata: si adotta di più la mobilità condivisa, la politica è attenta alle piste ciclabili. Il dibattito attuale è sano e mostra come questi temi siano sentiti non solo da chi usa l’auto, ma anche da chi va in bicicletta o a piedi”.

E quanto alle “zone 30”? “Se nel centro storico si registrasse la velocità media delle automobili - prosegue Marella -, si osserverebbe che essa è di circa 20 km/h, perché il traffico è intenso. Il limite dei 30 serve per fermare l’automobilista che, magari di notte, sfreccia ai 50 o 60”.

Andrea Marella

Più in generale, secondo Marella “bisogna passare da una concezione «autocentrica» alla consapevolezza di una mobilità variegata”: “È giusto - conclude - che ognuno usi il mezzo stradale che ritiene più opportuno, purché in sicurezza. Un ingegnere del traffico come me deve progettare sì strade sicure, ma anche passaggi pedonali e piste ciclabili; bisognerà valutare anche piste per monopattini, secondo la diffusione di questi ultimi”.

Quanto alla vicenda che ha coinvolto il sindaco di Bologna e il ministro dei Trasporti, Marella è tra i firmatari di una lettera aperta allo stesso Salvini con cui si “esprime profonda preoccupazione per l’involuzione che il Paese sta subendo sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile”. Al titolare del dicastero si chiede che “il Ministero non solo non contrasti, ma agevoli l’iniziativa di Bologna e delle altre città che intendono adottare il modello di «Città 30»; che non si approvino le modifiche del Codice della strada avverse alle norme introdotte dalla legge 120/2020 sulla ciclabilità, norme che finalmente ci allineano alle modalità adottate negli altri Paesi europei; che non si riduca, ma anzi si ampli la possibilità di utilizzare sistemi avanzati di telecontrollo delle infrazioni, compreso il limite dei 30 km/h in ambito urbano; che si emani una normativa nazionale sui dispositivi di moderazione del traffico, sulla base di quanto sperimentato dai Paesi che presentano tassi di incidentalità e mortalità stradale ben inferiori a quello italiano”.

La sfida per una maggiore sicurezza sulla strada è non solo italiana, ma europea. E si tratta di un tema che, in Granda, è - o dovrebbe essere - ben noto. La provincia di Cuneo fa infatti registrare un tasso di mortalità per incidenti stradali fra i più elevati d’Italia. Pesano, su questo dato, le caratteristiche geografiche del territorio e la carenza di infrastrutture, che costringono molti automobilisti a servirsi di strade non sempre adatte al traffico che devono sostenere; ma pesano, indubbiamente, anche le cattive abitudini al volante, fra le quali c’è appunto l’alta velocità.