“Marcello Mio”

Marcello Mio

di Christophe Honorè; con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Fabrice Luchini, Nicole Garcia, Benjamin Biolay, Stefania Sandrelli; Francia, Italia, 2024, durata 120 minuti. 

 Chissà quante volte le è stato chiesto di parlare dei suoi genitori. Chissà quante volte la sua vita è passata attraverso quelle vite. No, non deve essere facile essere la figlia di Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve. Bello, certo, probabilmente bellissimo, ma anche tremendamente impegnativo, ci sono attese e aspettative da non deludere, ruoli e atteggiamenti da condividere quando non da onorare. Ed è così che all’approssimarsi del centenario della nascita del padre (26 settembre 1924) in una sorta di moto involontario dell’animo Chiara decide di trasformarsi in Marcello. Davanti allo specchio Chiara si mette in baffi, i lunghi capelli nascosti sotto una parrucca dal taglio e dalla lunghezza adeguati al volto del padre, l’abito maschile et voilà, Chiara è diventata Marcello. All’inizio si pensa ad un gioco, uno scherzo di breve durata, ma poi no, Chiara insiste per farsi chiamare Marcello facendo rivivere la figura del padre in ogni singola azione, impersonandolo in tutto e per tutto. Chiara parla come Marcello, ride come Marcello, pensa come Marcello in un omaggio commovente e delicato ad uno dei più grandi attori del ‘900. 

Delizioso e intrigante, a tratti addirittura surreale, il film di Christophe Honorè, (in Concorso in questi giorni alla 77° edizione del Festival di Cannes e contemporaneamente sugli schermi in versione originale) è a tutti gli effetti uno dei più singolari e intensi atti d’amore che il cinema possa celebrare nei confronti di uno dei suoi più grandi protagonisti; i dialoghi tra madre e figlia, tra Chiara e Catherine, ma anche l’intensa amicizia tra Chiara e Fabrice Luchini sono la porta, o meglio il gioco di specchi attraverso i quali possiamo scorgere la vita e i ricordi di una figlia attraverso il ritratto di un uomo e un attore straordinario, visto con gli occhi di una moglie e di un’attrice straordinaria e rivissuta nello sguardo e nelle movenze di una figlia che calorosamente omaggia entrambi. Tra citazioni e ricordi, immagini d’archivio e frammenti di vita vissuta, Christophe Honorè traccia un garbato ed equilibrato racconto di un uomo e di un personaggio che ha fatto la storia del cinema italiano (e mondiale) e perché no, anche un pezzo della storia del ‘900. Da vedere.