Parole di pace 9 – Diventiamo

Pace Bandiera
(dal sito web www.controradio.it)

Lui è uno dei più importanti scrittori di Francia, Daniel Pennac, il libro, autobiografico, è “Diario di scuola” (2007), in cui racconta la sua travagliata esperienza scolastica.

“Insomma, andavo male a scuola. Ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo”. E a casa non si davano pace, sua madre soprattutto, suo padre invece ci metteva dell’ironia. “Una lettera dell’alfabeto all’anno: tra ventisei anni lo padroneggerai perfettamente.” La paura fu la costante di tutta la sua carriera scolastica: il suo chiavistello. “E quando divenni insegnante”, scrive, “la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare”.

Pennac invita a non sottovalutare la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce e teme di deludere genitori e insegnanti. C’è bisogno di adulti che non si stanchino di provare a tirarlo fuori da quella gabbia. A salvare Pennac fu un insegnante che andò oltre il dettato e gli errori ortografici, ma gli assegnò un romanzo da redigere al ritmo di un capitolo alla settimana. Funzionò. E funzionò anche la lettura, altra scoperta salvifica. E funzionò la fiducia che qualcuno volle riporre in lui. Insomma, diventiamo. Ciascuno con il proprio ritmo e seguendo i propri percorsi.

Questa è la lezione di Daniel Pennac ed è una lezione preziosa, perché per “diventare” ci vuole tempo. In questa società performativa e focalizzata sul risultato, invece, gli adolescenti sono forzati a manifestare in anticipo certezze rispetto a scelte future assolutamente al di fuori della loro portata. L’adolescenza è l’età della ricerca e della scoperta di sé, in cui l’esperienza da privilegiare è quella dell’essere rispetto all’avere, dello sperimentare al posto dell’apparire.

La riflessione su sé stessi diventa più intensa e approfondita per lo sviluppo della capacità di ragionare in termini astratti. Grazie a questa, gli adolescenti incominciano a confrontarsi con le immagini di tanti possibili sé (quello che sono, quello che vorrei essere, quello che devo essere, quello che spero di diventare) inseriti in una prospettiva temporale (oggi, tra due anni, tra cinque) e a diversi livelli di realtà. La tensione fra il sé presente e i possibili sé futuri genera una tensione, che impatta in modo diverso sul presente del giovane, e può suscitare motivazione o resa, addirittura compresenza di entrambi, una fatica che va accompagnata e accolta.

Donatella Signetti