Giustizia riparativa, l’unico “antidoto” contro l’oblio e la vendetta

Il progetto di Caritas italiana ha coinvolto anche la Caritas diocesana; tre i rappresentanti al convegno conclusivo svoltosi a Roma

Giustizia Riparativa Convegno Caritas
(foto Caritas italiana)

Si è svolto il 7 e l’8 giugno a Roma, il Convegno nazionale di Caritas italiana sulla Giustizia riparativa. Obiettivo: tirare le somme sul progetto sperimentale che ha coinvolto le Caritas diocesane di Milano, Ancona, Prato, Napoli, Cerignola, Agrigento, Verona e Cuneo-Fossano. A rappresentare Fossano al convegno c’erano Nino Mana, Maria Paola Longo e Gabriella Tortone.

Il progetto, coordinato dalla Caritas nazionale, si è svolto in collaborazione con il Team delle pratiche di giustizia riparativa dell’Università degli Studi di Sassari, ed ha visto 23 operatori delle 8 Caritas diocesane impegnati in un percorso di 87 ore di formazione suddivise in 5 appuntamenti residenziali, ai quali si sono aggiunti appuntamenti online.

Grazie a questi incontri si è formata una rete informale di scambio e sostegno reciproco che ha permesso di moltiplicare gli esiti - formativi ed informativi - sui vari territori, grazie proprio alle reciproche disponibilità di coinvolgimento. Il resoconto finale delle attività svolte racconta di 203 incontri di sensibilizzazione, 356 di formazione e 94 veri e propri incontri riparativi in cui sono state coinvolte più di 6700 persone.

Nel suo intervento formativo, Patrizia Patrizi, ordinaria di psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa all’Università di Sassari e presidente del Forum Europeo della Giustizia riparativa, ha ribadito che “la Giustizia riparativa è un paradigma, non un programma o un metodo. Non è un modello e non è limitato al sistema penale, se lavoriamo con le comunità riusciamo a sollecitare il cambiamento. Invece di allontanare ed escludere chi ci minaccia, occorre mettersi insieme, per alleviare la sofferenza attraverso il dialogo”.

Andrea Molteni, sociologo della Caritas ambrosiana, ha ricordato che la Giustizia riparativa non è la mediazione che si usa in campo civile, è invece la costruzione di nuove forme di relazione. Non bisogna cadere nella trappola della delega riparativa da parte di un sapere esperto. La riparazione non è un effetto degli esperti, bensì di un processo fra persone e comunità; non è l’ennesima espropriazione del conflitto rispetto alla persona che l’ha vissuto o alla comunità”.

Ora si guarda al futuro

Anche sul territorio fossanese le attività previste dal progetto hanno riscontrato interesse e curiosità per un paradigma che diventa un modo di stare nella propria vita quotidiana, offrendo appigli concreti e modalità di relazione accoglienti e disponibili, in un panorama culturale in cui prevalgono sempre più atteggiamenti aggressivi e di sopraffazione dell’altro.

Come ha detto Papa Francesco «la cultura della Giustizia riparativa è l’unico e vero antidoto alla vendetta e all’oblio, perché guarda alla ricomposizione dei legami spezzati e permette la bonifica della terra sporcata dal sangue del fratello» (Discorso ai membri del Consiglio superiore della Magistratura, 8 aprile 2022; cfr anche “Fratelli Tutti” n. 252).

Ora si guarda al futuro, a trovare e condividere competenze ed esperienze perché il cammino intrapreso non si fermi con la conclusione del progetto, ma prosegua e permei di riparazione la vita delle nostre comunità.