Da due saldatrici al mercato internazionale: la Sac di Vottignasco

L'azienda produce macchine agricole; il core businesso sono i carri botte

Sac Di Arduino Vottignasco

Sabato 22 giugno in piazza Dompè a Fossano la sede locale di Confartigianato Cuneo ha celebrato la Festa dell’amicizia artigiana. È stata l’occasione per conferire i premi per la “Fedeltà artigiana” alle aziende iscritte all’associazione di categoria da almeno 35 anni.
È il caso della Sac di Arduino Srl di Vottignasco, la cui storia, però, parte molto prima (nel 1977) per volontà dei due soci Sergio Silvestro e Claudio Arduino. “Hanno iniziato, come molte aziende italiane, solo con la loro buona volontà. All’inizio avevano due saldatrici e tanta voglia di lavorare e facevano lavori di carpenteria, poi hanno iniziato a specializzarsi in macchinari per l’agricoltura realizzando le prime autobotti che ancora oggi sono il nostro core business”. A parlare è Stefano Arduino, il figlio di Claudio al fianco del padre in azienda.
La società nella compagine iniziale procede fino al 2002 quando Silvestro cede la sua quota ad Arduino che arriva così a detenere l’intera quota societaria. Nel 2011 entra in azienda anche Stefano e nei tre anni successivi l’azienda cresce ampliando l’orizzonte del mercato arrivando a rivolgersi all’intero territorio italiano e anche al mercato europeo.
Oggi l’attività della Sac consiste nella progettazione e realizzazione di una vasta gamma di macchine per l’agricoltura comprendente carri botte, carri spandiletame, spandiconcime, spargisale e sabbia in linea con la crescente domanda, il progresso tecnologico e le trasformazioni del settore agroindustriale. L’azienda fornisce inoltre attrezzature per l’allestimento di impianti di biogas.
Oggi Claudio Arduino, 68 anni, è ancora in azienda insieme al figlio e al loro staff. Complessivamente alla Sac operano 11 persone: “L’azienda è fatta da tutti, non da mio papà o da me perché oggi senza collaboratori non andremmo da nessuna parte. Dico spesso che siamo una piccolissima industria perché anche noi creiamo indotto, senza il quale non faremmo niente” spiega Stefano.
Un rapporto di fiducia, quindi, con i dipendenti e i fornitori, ma anche e soprattutto una buona reputazione con i clienti: “In un’azienda piccola come la nostra si vive di rapporti umani. Non tutti capiscono i sacrifici che ci sono dietro, ma molti lo fanno e ci vogliono bene. In tanti anni, nonostante alcuni periodi di flessione del mercato, abbiamo sempre tenuto duro e siamo riusciti a non fare mai un giorno di cassa integrazione. Questo è anche grazie alla nostra reputazione e all’affetto che nutrono nei nostri confronti tanti clienti, pronti a commissionarci lavori nei momenti in cui ce n’è più bisogno, come abbiamo fatto tante volte noi con i nostri fornitori”.
Nel racconto di questo rapporto fiduciario trapela orgoglio, così come c’è grande soddisfazione per il fatto di essere stata una delle prime aziende italiane ad aver ottenuto il collaudo europeo per mezzi da 35 quintali per asse.