Gli incendi in Canada e la foschia sulle nostre montagne

I lacs de Terre rouge, nella zona del colle della Lombarda (Foto scattata l'8 giugno 2025)

Quanto è lontano il Canada dai cieli delle nostre Alpi? Poco, almeno per le polveri sottili sprigionate dagli incendi che hanno devastato il Paese nordamericano. Secondo gli esperti, è infatti da attribuire ad esse la foschia che nei giorni scorsi, e in particolare nel fine settimana del 7 e dell’8 giugno, si poteva osservare in quota.

Ad occuparsi del “caso” è stata, in particolare, l’Arpa della Valle d’Aosta, regione in cui il fenomeno era ben visibile. Ma Enrico Collo, geologo e noto divulgatore cuneese, ha segnalato l’anomala foschia anche sulle montagne della Granda.

Secondo l’agenzia regionale per la protezione ambientale della Valle d’Aosta, proprio quella foschia si deve al “fumo proveniente dagli incendi boschivi in Canada” dove i roghi, dall’inizio del 2025, hanno colpito due milioni di ettari: “Le polveri sottili generate da questi incendi - proseguono dall’Arpa della Valle d’Aosta - hanno attraversato l’Oceano Atlantico, trasportate dalle correnti atmosferiche ad alta quota, raggiungendo anche la nostra regione”.

Dubbi su questa ricostruzione? Sempre l’agenzia regionale di protezione ambientale spiega com’è giunta all’interpretazione del fenomeno: “Il fatto che si tratti di polveri provenienti dal Canada è confermato da modelli atmosferici e immagini satellitari che mostrano chiaramente il viaggio delle polveri dal Canada all’Europa. I nostri sistemi di rilevazione degli strati più elevati dell’atmosfera hanno permesso di rilevare l’arrivo delle polveri in quota, intorno ai 4000 metri sul livello del mare: sono poi discese al livello del suolo.

Arpa dispone inoltre di strumentazione avanzata per la caratterizzazione del particolato, presente nella stazione di Aosta-Plouves, in base alla quale è stato possibile avere conferma che si tratta di fumo «invecchiato» proveniente da lontano. Un indicatore-chiave è la presenza di particelle con caratteristiche apparentemente simili a quelle tipiche dell’inverno, ma rare in estate: questo è interpretabile come il segno di polveri che hanno viaggiato a lungo nell’atmosfera, caricandosi di altri materiali durante il trasporto”.

Tesi confermata da Collo, che invita i suoi numerosi follower a riflettere su “come sia piccolo il nostro pianeta e come sia tutto rapidamente connesso in atmosfera”.