Carlo Bima è mancato nel 1987; Piero, suo cugino, 30 anni dopo. Coetanei, della leva del 1924, erano tutti e due sul treno partito da Alba che il 10 settembre 1943, due giorni dopo l’Armistizio, avrebbe dovuto portarli in Germania, insieme a un migliaio di altri deportati, militari e civili. Per loro era pronto un destino da Imi, internati militari nei campi di prigionia, costretti ai lavori forzati per l’industria bellica tedesca, senza diritti e a rischio quotidiano della vita, per fame, malattie o per ritorsioni. Ma il loro viaggio durò soltanto fino a Vercelli, quando - per circostanze che non riveliamo - riuscirono a fuggire. Tornarono a piedi a Fossano, dormendo nei cascinali, nascondendosi ai tedeschi e ai fascisti, e alla fine furono salvi. La loro storia, conosciuta soltanto in ambito familiare, verrà raccontata in un cortometraggio dal nipote Umberto Bima. Sarà una parte della sua tesi di laurea triennale alla Naba (Nuova Accademia di Belle arti) di Milano, che frequenta seguendo l’indirizzo cinematografico, e che avrà come relatrice la docente e film-maker Marianna Schivardi.

Articolo completo su La Fedeltà di mercoledì 9 luglio 25































