“Gli striscioni «No bitumificio» non sono autorizzati”

Uno degli striscioni "No bitumificio" esposti in passato

Un nuovo colpo di scena nella vicenda del bitumificio di Bene Vagienna. Gli striscioni “No bitumificio”, con cui alcuni cittadini si oppongono al progetto di Itinera che punta a costruire un sito al Buretto, sono scomparsi di nuovo: questa volta non per atti vandalici come in passato, ma perché sarebbero privi dell’autorizzazione necessaria. A farlo sapere, in una nota, il comitato Per il Bene Comune, in prima linea nella battaglia contro la realizzazione dell’impianto nella frazione benese.

“Le istituzioni ci ascoltino”
“Da oltre un anno - si legge nel comunicato che il gruppo ha diffuso -, i cittadini di Bene Vagienna si mobilitano, preoccupati per l’impatto ambientale, sanitario e sociale di un impianto che potrebbe compromettere la qualità della vita e il valore delle abitazioni. Negli ultimi giorni, alla preoccupazione per la salute e l’ambiente si è aggiunto un nuovo motivo di allarme: i Carabinieri hanno contattato alcuni residenti che avevano esposto lo striscione «No bitumificio» sulle proprie abitazioni da ormai una decina di mesi, chiedendone la rimozione poiché non autorizzato. Inoltre, il presidente del comitato Per il Bene Comune è stato convocato e sanzionato, con la motivazione di non aver richiesto l’autorizzazione necessaria per esporre il proprio striscione al di fuori della propria abitazione”. Il presidente stesso, nei giorni precedenti, a nome di tutto il comitato aveva presentato un esposto contro ignoti per denunciare che “nell’ultimo mese, per ben 4 volte, alcuni striscioni in frazione Buretto erano stati deturpati e strappati”.
“Al di là degli aspetti legali, che valuteremo con i nostri avvocati - dichiarano i rappresentanti del comitato -, ciò che ci addolora e ci spaventa è che una comunità che difende la propria salute e il proprio territorio debba subire anche la paura di essere punita per aver espresso un dissenso civile e pacifico. Esporre uno striscione è sempre stato un atto legittimo in ogni movimento popolare contro gli ecomostri, perché dà voce al disagio delle persone”. Preoccupato di “non poter manifestare liberamente il proprio dissenso”, il comitato “ribadisce la propria volontà di difendere il territorio, la salute dei cittadini e delle generazioni future, chiedendo che le istituzioni ascoltino la voce della comunità invece di reprimerla”.

“Indagini sui danneggiamenti”
Secondo una ricostruzione dei fatti in parte diversa, la rimozione degli striscioni e la sanzione comminata al presidente del comitato sono legate all’esposto presentato da quest’ultimo per il danneggiamento dagli stessi striscioni.
Avviando l’indagine per individuare il responsabile, i carabinieri hanno dovuto verificare che gli striscioni che si affacciano sulle strade fossero autorizzati dai proprietari delle strade stesse: per quanto riguarda la provinciale 206 lungo la quale verrebbe costruito il bitumificio - e dove si trovava la gran parte degli striscioni - si tratta evidentemente della Provincia. A stabilire che “la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse è soggetta ad autorizzazione da parte dell’ente proprietario della strada” è l’articolo 23 del Codice della strada, al comma 4. Una norma che, se applicata rigorosamente, costringerebbe le Forze dell’ordine ad intervenire spesso: sono infatti numerosi gli striscioni che si vedono lungo le strade, dagli odierni appelli per la pace agli “Andrà tutto bene” nel tempo della pandemia di Coronavirus.
In ogni caso, se l’autorizzazione viene concessa, sarà possibile collocare nuovamente gli striscioni “No bitumificio”. Intanto, i carabinieri continuano a indagare sul reato di danneggiamento.