“Comunità di ricerca”: quattro pilastri per NoiAltri

Coinvolte 40 realtà del Terzo settore per costruire reti

Anna Rottondo
Anna Rottondo

Dal 2018 la Fondazione NoiAltri, che unisce le principali organizzazioni del volontariato sociale del Fossanese, porta avanti un percorso chiamato Comunità di ricerca: un luogo di ascolto, confronto e progettazione collettiva. Ogni anno, nel mese di novembre, le associazioni si siedono attorno a un tavolo per individuare linee di lavoro e iniziative comuni per l’anno successivo.

Per il 2026 sono stati definiti quattro pilastri che guideranno l’azione condivisa: un percorso verso il cohousing per anziani, per favorire la vita autonoma e relazioni di vicinato solidali; l’amministrazione condivisa dei beni comuni, con la costruzione di pratiche e strumenti per la loro gestione partecipata; la “spesa sballata”, l’acquisto nei negozi con contenitori portati da casa per ridurre rifiuti e sprechi; un progetto di portierato sociale nella zona della stazione, come presidio di prossimità e supporto alla comunità.

Obiettivi diversi, ma uniti dal filo conduttore che anima la Comunità di ricerca fin dalla sua nascita: incrociare bisogni, desideri e competenze delle varie realtà associative, creando rete e favorendo collaborazioni.

Il compito della Fondazione è essere al servizio delle associazioni e contribuire a fare rete - sottolinea la presidente Anna Rottondo -. Non siamo un ambiente chiuso, ma un luogo che per sua natura vuole aprirsi al territorio”.

La vera novità di quest’anno è stata l’apertura del percorso oltre i confini dei soci. Oltre alla consueta riunione interna, la Fondazione ha infatti organizzato due serate di confronto invitando una quarantina di realtà del Terzo settore attive sul territorio.

Mercoledì 12 novembre, nel primo incontro, ogni partecipante è stato chiamato a presentarsi brevemente, illustrando difficoltà, bisogni, ma anche risorse, competenze e disponibilità da mettere in condivisione. Al termine, ciascuno ha compilato una scheda segnalando con quali realtà avrebbe voluto approfondire il dialogo.

Il secondo appuntamento, mercoledì 26 novembre, ha previsto tavoli di lavoro su tre temi emersi come prioritari: carenza di spazi, bisogno di maggiore visibilità, ricerca di nuovi volontari.

Dalle discussioni sono nate proposte e idee immediatamente attuabili, insieme alla consapevolezza di quanto il territorio abbia voglia di collaborare.

Siamo molto soddisfatti - commenta ancora Rottondo - perché abbiamo incrociato esigenze diverse, rispondendo alla nostra vocazione: abbattere i muri e lavorare insieme per il bene comune. Queste due serate hanno dimostrato che il territorio è maturo e che si può costruire una Comunità di ricerca allargata. Per questa prima edizione abbiamo dovuto limitare le partecipazioni, ma il prossimo anno vogliamo aprire l’iniziativa a tutte le realtà del territorio. Molte organizzazioni ci hanno già contattati per proseguire il dialogo: è il segnale che questa è la strada giusta”.

Un percorso che cresce, che si apre e che, soprattutto, mette al centro le persone e il loro desiderio di costruire insieme una comunità più solidale.