La cucina italiana è patrimonio culturale immateriale dell’Unesco

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C’è profumo di festa nelle cucine italiane, oggi più che mai. Da New Delhi è arrivata la decisione che molti aspettavano: la cucina italiana entra ufficialmente nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco. Ed è la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza, non per un singolo piatto o una tecnica, ma per il suo “sistema” fatto di tradizioni, rituali, stagionalità e memoria condivisa.

Una notizia accolta con entusiasmo dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha guidato – insieme al dicastero dell’Agricoltura – la candidatura presentata nel 2023. "Con l’ingresso della cucina italiana nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’Italia riconosce e valorizza un bene collettivo che racconta le nostre radici, la nostra identità, le comunità e la biodiversità dei territori", ha dichiarato. Un traguardo “storico”, lo definisce, perché per la prima volta a essere tutelato "non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi intergenerazionale".

Il Comitato intergovernativo dell’Unesco ha deliberato all’unanimità: la cucina italiana è una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie”, un modo per prendersi cura di sé e degli altri, per esprimere amore, per riscoprire radici comuni e condividere storie. Con questo riconoscimento, i tesori immateriali italiani salgono a 20, accanto alla Dieta Mediterranea, all’Arte del pizzaiuolo napoletano, alla Vite ad alberello di Pantelleria e alla Cerca e cavatura del tartufo che nelle nostre Langhe è una tradizione preziosa.

Giuli sottolinea l’aspetto più identitario e poetico della nostra tavola: "Che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità… dice tutto. Il nostro pranzo della domenica, i momenti conviviali delle feste: elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua. I nostri piatti sono espressione dei territori e delle radici familiari che attraversano le generazioni. La cucina italiana rispecchia la civiltà italiana".

L’Unesco lo ha messo nero su bianco: ciò che rende unica la cucina italiana è la capacità di essere inclusiva, sostenibile e comunitaria. Una pratica quotidiana che unisce famiglie diverse, tutela la biodiversità, riduce gli sprechi e racconta la ricchezza di territori che cambiano da valle a valle, da borgo a borgo.

Pasta, pizza e risotti? Certo, simboli amatissimi. Ma la candidatura abbraccia tutto: le ricette delle nonne, i gesti dei panificatori, il passaggio di un sugo “come si deve”, il rito del caffè condiviso, la stagionalità rispettata quasi fosse un tacito accordo generazionale. In una parola, un’arte di vivere.

Chissà se stasera le famiglie brinderanno con quello che hanno già in pentola, senza bisogno di inventarsi nulla: perché la festa, questa volta, è proprio lì, in ciò che facciamo ogni giorno.