Quando La Fedeltà era entrata l’ultima volta dal cancello di via Torino, i lavoratori della Michelin erano raccolti davanti allo stabilimento, preoccupati per la chiusura appena annunciata.
Oggi l’insegna Michelin non c’è più. Non c’è nemmeno quella della Lannutti, non ancora almeno. Eppure il verde che contraddistingue la flotta aziendale è dappertutto, come il logo che appare in molti dettagli. Un segno evidente di una presenza che, in pochi mesi, ha già impresso un nuovo ritmo alla grande fabbrica rimasta vuota dopo oltre cinquant’anni di attività.
Siamo in uno stabilimento enorme, acquistato in pieno Covid e avviato nel 2023, dopo aver trasformato radicalmente il volto dell’area, adattato la struttura alle proprie esigenze, rifatto l’impiantistica, lavorato per mesi con almeno 150 professionisti e tecnici di aziende del territorio perché la vecchia fabbrica Michelin diventasse lo stabilimento Lannutti di oggi.
Ad accoglierci c’è il Ceo Valter Lannutti, che saluta per nome i dipendenti incontrati lungo il percorso, attraverso gli 85 mila metri quadrati di magazzino. “Perché alla fine - dice - le aziende sono fatte di persone, e i dettagli contano”. Lo confermano gli spazi pensati per chi qui lavora: docce per gli autisti, una cucina a disposizione di tutti, aree verdi curate con attenzione quasi domestica.
Lannutti è presente in 10 Paesi europei con 23 filiali, con 3450 veicoli stradali e multimodali, con oltre 2000 dipendenti e 500.000 mq di magazzini attrezzati.
L’ultimo è quello di Fossano, ma già le maestranze sono al lavoro in quello appena acquisito a Govone, nell’ex stamperia Miroglio.
Articolo completo su La Fedeltà del 10 dicembre 2025
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