Si è conclusa lunedì 15 dicembre al Parlamento europeo di Strasburgo la “Carovana Peace at Work” promossa dalle Acli nazionali, un percorso durato cento giorni che ha attraversato l’Italia per portare al centro del dibattito pubblico il valore della pace come impegno quotidiano e concreto. L’iniziativa ha toccato 78 tappe, tra cui anche Cuneo il 18 novembre scorso, incontrando oltre 500 testimoni, coinvolgendo più di 250 istituzioni civili e religiose e raggiungendo complessivamente oltre 8.000 persone, per un totale di circa 15.000 chilometri percorsi.
La delegazione delle Acli ha consegnato agli europarlamentari il “Manifesto Peace at Work – Per un’Europa di pace”, punto di arrivo di un viaggio che ha raccolto esperienze, storie e buone pratiche di chi ogni giorno costruisce pace nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nei cantieri, nello sport, nella cultura e nelle comunità locali. Un patrimonio di testimonianze che si è tradotto in un appello politico chiaro rivolto alle istituzioni europee: riconoscere, sostenere e valorizzare il contributo di chi rende la pace un lavoro concreto e quotidiano.
Al centro del Manifesto vi sono sette proposte politiche, elaborate a partire dai territori attraversati. Le Acli chiedono innanzitutto che l’Unione Europea torni a esercitare un ruolo guida nella diplomazia multilaterale, promuovendo una nuova Conferenza di Pace sul modello di Helsinki, capace di ricostruire dialogo, sicurezza cooperativa e legalità internazionale. Un secondo punto riguarda il lavoro dignitoso, indicato come primo strumento geopolitico dell’Unione attraverso un’Agenda europea del lavoro che metta al centro qualità, sicurezza, dignità e protezione sociale.
Il documento propone inoltre il riconoscimento e il sostegno alle Case della Pace, luoghi comunitari dedicati alla mediazione, al dialogo e alla formazione alla nonviolenza, già presenti in molte realtà locali, e l’istituzione dei Corpi Civili di Pace europei, forze civili formate per la prevenzione dei conflitti, la ricostruzione sociale e la diplomazia popolare. Tra le richieste anche l’introduzione di un Commissario europeo per la Pace, con competenze su diplomazia preventiva, cooperazione internazionale, diritti umani e trasparenza nelle filiere degli armamenti, affiancata dalla proposta di Ministeri per la Pace a livello nazionale e di specifici assessorati negli enti locali.
Un altro tema centrale è la richiesta di piena trasparenza sul commercio delle armi, ispirata al modello della legge italiana 185/1990, per garantire un controllo effettivo delle esportazioni e dei transiti da parte dei parlamenti. Chiude il Manifesto la proposta di creare Corridoi Lavorativi Europei, percorsi regolari e sicuri di ingresso per lavoro, accompagnati da formazione nei Paesi di origine, per trasformare la mobilità umana in occasione di sviluppo e dialogo, riducendo le tensioni generate da precarietà e irregolarità.
"Queste sette proposte non sono un’agenda teorica, ma l’espressione politica dell’Italia che abbiamo incontrato: un’Italia che esiste, resiste e costruisce, che affronta i conflitti senza violenza e difende la dignità delle persone - ha sottolineato il presidente nazionale delle Acli Emiliano Manfredonia durante la presentazione a Strasburgo. Sulla stessa linea il vicepresidente nazionale Pierangelo Milesi, che ha ricordato come - non sia inevitabile un futuro di guerra" e come la pace debba tornare a essere il criterio guida delle scelte economiche, sociali e internazionali dell’Unione Europea, recuperandone la vocazione originaria.


























