di Federica Biondi; con Jeremy Irvine, Denise Tantucci, Whoopi Goldberg, Paolo Calabresi, Paolo Bernardini, 2025, Italia, durata 93 minuti.
David è un giovane attore statunitense di buona stoffa e bell’aspetto; famoso in patria grazie al successo di alcune serie tv, crede che il mondo sia ormai ai suoi piedi ed è con questa alta considerazione di sé che arriva in Italia per interpretare il nuovo film del regista Ruggero Miti (uno strepitoso ed esilarante Paolo Calabresi) “Giacomo in love”. Salvo che David, spedito in Italia dalla sua agente Mildred (una Whoopi Goldberg decisamente in parte) senza troppe spiegazioni, pensa che il Giacomo di cui dovrà vestire i panni sia Casanova - avventuriero, letterato, agente segreto e, soprattutto, grande amatore - mentre invece il film è incentrato sul grande poeta marchigiano Giacomo Leopardi, di cui il nostro tronfio belloccio non sa assolutamente nulla, neanche per sentito dire.
David sul set si muove come un pesce fuor d’acqua e lo sconcerto è totale, ma ragioni produttive impediscono la sostituzione della star americana, l’unica soluzione possibile sembra quella di affiancare un coach al vanitoso e superficiale David, qualcuno che possa farlo familiarizzare con il personaggio che dovrà interpretare. Ed è qui che a far da guida e mentore a David fa la sua comparsa Silvia (Denise Tantucci), grande esperta di Leopardi e di Recanati. Peccato che tra i due l’approccio non sia dei più felici, a prima vista infatti tra la bella Silvia e il bel David la scintilla non scocca, ma la storia d’amore è lì, nascosta dietro l’angolo…
Commedia romantica di discreta fattura, il film della Biondi gioca in leggerezza costruendo una garbata storia d’amore in una cornice letteraria e paesaggistica di grande bellezza - la poesia di Giacomo Leopardi, le Marche - che tuttavia resta però soltanto cornice senza mai diventare trama e struttura del racconto che funziona nell’alchimia delle coppie di personaggi - David/ Jeremy Irvine, Silvia/Denise Tantucci, Ruggero/Paolo Calabresi, Mildred/Whoopi Goldberg - ma assai meno nell’insieme del racconto che sembra non saper scegliere con decisione se far ridere o commuovere e avrebbe necessitato globalmente di una maggior ricchezza e complessità delle situazioni (evitando magari qualche elemento decisamente poco credibile, come il fatto che in un piccolo paesino delle Marche tutti, ma proprio tutti, bambini compresi, parlino correntemente inglese).




























