Tredici ragazzi e ragazze tra i 20 e i 14 anni dal 5 al 7 dicembre hanno partecipato al convegno nazionale per educatori e animatori dell’Azione Cattolica che si è svolto a Riccione. Uno di loro prova a raccontare questa esperienza indimenticabile.
“Ci riteniamo fortunati perché queste occasioni non capitano tutti i giorni e sono doni preziosi da prendere al volo.
Il week end è stato indubbiamente un’esperienza significativa di crescita come persone e come gruppo, abbiamo potuto vivere la gioia dello stare assieme a 1700 educatori provenienti da tutta Italia, tutte con lo stesso ardore nel cuore. Siamo tornati nelle nostre comunità stremati di gioia e con il cuore colmo d’amore. Non più ‘cristiani da divano’, ma testimoni sinceri di speranza del Vangelo e del messaggio associativo.
Iniziava con queste parole, in una sua riflessione di venerdì 5, Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini, citando la prima omelia di Papa Leone XIV: «Vorrei scomparire purché esistesse Gesù». In quei giorni passati sul litorale romagnolo, in attesa di un disarmante che spezzasse quelle catene che ancora bloccavano la nostra vita spirituale e come educatori, abbiamo trovato gente da tutta Italia che si metteva in gioco, che provava a unirsi per passare da disarmata a disarmante. Come Gesù, quel dirompente che arriva nelle nostre vite da disarmato e in modo disarmante sconvolge tutto.
Abbiamo poi imparato, come diceva il sociologo ed educatore Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se sognato e allora abbiamo iniziato a sognare ad occhi aperti i nostri ragazzi, quelli che proviamo ad aiutare nella crescita sapendo che ‘educare è un verbo delicato’, ma con la gioia in cuore di chi sa che l’amore non è mai riposo.
Le parole che ci ha donato il cardinale Matteo Maria Zuppi in un video di saluto riassumono bene il tema del convegno: «Tanti lo cercano (il Signore), da quei “senzatetto spirituali” a tutti noi; siamo noi ad andare verso l’alto e a cercare l’alto». Nei giorni del convegno abbiamo affrontato in modo concreto la chiamata di ciascuno ad essere educatori, chiamata che passa nel nostro contesto di Ac attraverso la ricerca del Signore, per questo “Verso l’alto” come tema del convegno.
Ringraziamo dunque l’Ac diocesana e Michele, Daniela e Valentina: con generosità e gentilezza ci hanno permesso di vivere questa esperienza che, in qualche modo, ci ha cambiato la vita.
Per riassumere ciò che abbiamo vissuto, alcuni hanno provato a rispondere a queste domande: chi o che cosa ci ha spinto a partire? Qual è stato il momento più bello? Cosa rimane di quanto vissuto al convegno nella nostra esperienza di educatori?
Adele, 17 anni, responsabile Acr della parrocchia Spirito Santo: «Mi ha spinta la passione che provo per l’Ac fin da quando sono piccola e la volontà di migliorarmi, sia a livello personale, ma soprattutto per poter essere una migliore animatrice per i bimbi. Nella mia esperienza da educatrice mi porterò quello che ho imparato sull’inclusività, ovvero che non dobbiamo portare i bambini con disabilità dalla parte dei ‘normali’, ma dobbiamo essere noi a spostarci dalla loro parte, mettendoci al loro livello e provando a capire cosa stanno affrontando».
Hanah, 20 anni, educatrice Acr di Sant’Antonio: «Oltre a essermi stata consigliata da alcuni animatori del mio gruppo parrocchiale, ho deciso di vivere questa esperienza per riscoprire e imparare il vero significato di educatrice di fede. Le attività proposte sono state un ottimo modo per ampliare la mia visione formativa e per confrontarsi con educatori di altre diocesi. In particolare, penso che l’incontro più significativo sia stata la messa della domenica: tanti cuori, provenienti da luoghi diversi e con esperienze differenti, si sono incontrati per vivere insieme questo incontro di crescita. Da questo campo mi porterò la frase "Un cuore che ascolta", perché ascoltare con il cuore significa andare oltre le parole e accogliere veramente il prossimo».
Tommaso Degioanni



























