Dalla tragedia di Mati alla richiesta di più sicurezza nello sci

Un dolore immenso che si trasforma in dono, una sofferenza indescrivibile (“Non c’è una parola nel vocabolario per indicare la situazione di un genitore che perde un figlio”, ha osservato il moderatore dell’incontro Paolo Cornero) che si trasforma nell’impegno a “promuovere progetti dedicati a migliorare la sicurezza nello sci, diffondendo una cultura basata su prevenzione e formazione per sportivi di ogni età e livello”, perché - è stato ripetuto - a nessuno capiti la stessa tragedia.

Nel pomeriggio del 17 dicembre, nella chiesa dei Battuti bianchi a Fossano si è tenuto l’incontro sulla sicurezza sulla neve organizzato dall’associazione “Piero Dardanello” e sostenuto dalla Fondazione Cassa di risparmio di Fossano. Ospiti d’eccezione Adolfo Lorenzi ed Elena Rosa Cardinale, genitori della campionessa Matilde - scomparsa il 28 ottobre del 2024 dopo una caduta in allenamento a Val Senales - a cui hanno dedicato una fondazione che si impegna “a costruire un ambiente più sicuro e consapevole per tutti gli atleti e sciatori”. Con loro hanno dialogato Paolo De Chiesa, ex campione della “Valanga azzurra” e oggi noto commentatore tecnico televisivo, e Paolo Cornero, direttore di “Idea”. Fra il pubblico, studentesse e studenti del liceo Ancina di Fossano, che di recente ha attivato l’indirizzo Sportivo.

Mati, che voleva vivere al 110%
Dopo gli interventi del sindaco Dario Tallone, del presidente della Fondazione Crf Giancarlo Fruttero, della vicedirigente del liceo Ancina Silvana Racca e di Ferruccio Dardanello per l’associazione Dardanello, è stato proiettato un video su Matilde.
“Mati”, che voleva vivere la vita “al 110%”, i genitori l’hanno raccontata nella dimensione quotidiana, sottolineandone l’incredibile caparbietà. Ovviamente lo sport svolge un ruolo decisivo nella sua vita: il 26 marzo del 2024 Mati diventa campionessa italiana assoluta di SuperG.
Poi, purtroppo, l’incidente che non le lascia scampo. “Abbiamo pensato che la storia di Mati non potesse finire così”, ha raccontato il papà Adolfo: un mese dopo nasceva la Fondazione. Tre i pilastri, o meglio gli obiettivi su cui questa si fonda: la formazione di allenatori, maestri di sci e operatori sportivi perché siano preparati ad affrontare situazioni critiche in modo tempestivo ed efficace; l’uso dei dispositivi per la sicurezza, da quelli che lo sciatore può indossare a reti e materassi lungo la pista, fino a strumenti digitali che valutino il rischio oggettivo sulla pista stessa analizzandone vari elementi; la creazione di “una base comune di buone pratiche, linee-guida tecniche e possibili riferimenti regolamentari”.
“La fondazione - ha aggiunto la mamma Elena Rosa - è il modo di tenere Matilde viva e dare un aiuto concreto nel sociale; ma non mi devo fermare a pensare perché è nata la fondazione. Matilde ha sempre rispettato la vita: la considerava un dono”.

Un’altra tragedia, Matteo Franzoso
Per De Chiesa l’incidente mortale di Matilde “non è stata una fatalità”: l’ex campione aveva da subito avanzato dubbi sulla ricostruzione della dinamica. “Non ci sono stati altri sciatori famosi che si siano uniti a me, e il mio grido di dolore non è servito a niente”, ha aggiunto nella chiesa dei Battuti bianchi: “Il mondo dello sci si sarebbe dovuto fermare”, invece c’è stata un’altra tragedia - quella di Matteo Franzoso, a sua volta vittima di un incidente, in Cile il 15 settembre del 2025.
Varie le lacune sulla sicurezza nel mondo dello sci segnalate da De Chiesa. Tra le altre, sulle piste da sci collocate sui ghiacciai si ricavano troppi tracciati e si scia troppo vicino al bordo.
Soprattutto, emerge la necessità di prestare attenzione alla sicurezza sulle piste da allenamento.
De Chiesa ha parlato anche dei costi eccessivi raggiunti dallo sci: se dopo le vittorie della “Valanga azzurra” questo sport divenne popolare, ora “si rischia un passo indietro”.

La canzone di Baccini
Sempre nell’incontro del 17 dicembre, è stata ricordata la canzone che il cantautore Francesco Baccini ha dedicato a Matilde.
“Matilde - ha commentato la mamma - amava tutto quello che poteva essere bello e la bella musica. Sapere che continua a vivere in una canzone è bellissimo”.

L’autobiografia di De Chiesa
In chiusura, è stato citato il libro autobiografico di Paolo De Chiesa, “Ho sfiorato il cielo”, nel quale racconta - con Sergio Barducci - la vita, gli affetti, i successi insieme con un grave incidente che aveva sempre taciuto, ovvero un colpo di pistola al volto a cui sopravvisse per un soffio.