La sofferenza, “un mondo nel mondo che va valorizzato ed approfondito”

L’importanza di chi aiuta anziani ed ammalati a sentirsi meno soli. Intervista a don Andrea Beretta, cappellano dell’Ospedale di Fossano

Beretta don Andrea
don Andrea Beretta

Sacerdote con una particolare dedizione per i più fragili, don Andrea Beretta, oltre ad essere, da maggio 2021, collaboratore pastorale della Concattedrale e San Filippo in Fossano, dal settembre 2024 è anche assistente religioso nell’Ospedale della città. Attraverso la sua testimonianza scopriamo quale importanza ha chi aiuta anziani e quanti soffrono a sentirsi meno soli.

Perché sei stato scelto per questo incarico pastorale nell’ambiente della sanità?

Probabilmente per una certa sensibilità che ho fin da quando ero piccolo, verso i malati e gli anziani, e poi da giovane prete, quando portavo la comunione nelle case; dunque, è un incarico che ho accettato molto volentieri, come una missione.

Dove e a chi rivolgi la tua attenzione pastorale, qui a Fossano?

Vado nei quattro reparti ospedalieri (riabilitazione ortopedica, cardiologica, lungodegenza e neuroriabilitazione) tre pomeriggi alla settimana, proseguendo il servizio di chi mi ha preceduto.  Incontro una varietà di persone, sia malati che parenti. La mia è una presenza di ascolto, di accoglienza, di condivisione, di vita. Si cerca di sapere come stiano i ricoverati, da dove arrivino, instaurando un po' di relazione, e cogliendo se da parte loro (come spesso avviene) ci sia disponibilità per una domanda di fede, o se invece (come pure capita) si ritirino, vedendo che sono un cappellano. Lo stesso discorso vale per i famigliari: per molti sono una presenza che incute timore o addirittura premorte, per altri rappresento aiuto, ascolto ed assistenza. Sono invece abbastanza ricercato per l’unzione dei malati: alcuni tentano di rimandarlo, altri invece, e sono la maggior parte dei casi, lo richiedono, avendone capito il significato.

Inoltre, a tutti indistintamente offro una preghiera di don Tonino Bello, su cui è riportato il senso della cappellania dell’ospedale: un servizio di accompagnamento ai malati che nasce dopo il Concilio Vaticano II.

È possibile pregare insieme ai ricoverati? Lo accettano?

Sì, a tutti coloro che si dimostrano sensibili (come ho detto, la maggior parte) propongo un momento di preghiera. Poi chiedo, anche ai parenti, se desiderano ricevere la comunione, chi non è interessato me lo fa capire o me lo dice apertamente. I ricoverati al piano della cappella partecipano alla messa del sabato pomeriggio (quelli del piano superiore non possono scendere). La cappella si riempie inoltre di persone anche da fuori, affezionate alle messe che si celebravano, e che ora sono animate da un gruppo, che ho creato, di dodici volontarie. Prima dell’inizio della messa o del rosario passano nei reparti a diffondere l’avviso. È un gruppo che ha un’attenzione positiva e particolare verso i malati e la cappellania è attiva grazie a loro.

Beretta don Andrea e il gruppo Animatrici di speranza

L’attitudine all’ascolto, che è alla base di questo ministero, può proseguire anche in altri momenti non previsti dal tuo orario?

Quando mi chiamano per le unzioni dei malati, quando i famigliari vogliono un dialogo (ed è già capitato) ritorno in ospedale oltre i pomeriggi previsti, con disponibilità. Ci sono stati dei momenti in cui io ero via, e due volontarie, ministre della comunione, sono passate nei reparti al posto mio (e sono state apprezzate).

Cosa porti via con te quando scendi le scale ed esci dall’ospedale?

Sento la grandezza della fede che sostiene, per tanti l’essere presenti ed accanto a loro è una risorsa. Mi porto via un’umanità molto forte da queste persone: magari sono un po' risentite, a volte arrabbiate perché la malattia (che è pur sempre un mistero) è capitata a loro, con problemi psicologici che si scontrano con la debolezza fisica, per cui non riescono a ripartire; ma nello stesso tempo sono bisognose di ricevere ascolto, attenzione e cura. Quello della sofferenza è dunque un mondo nel mondo, che va valorizzato ed approfondito. E da cui però esco sempre arricchito.

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