"Non c'è ancora nulla da festeggiare. L'opera è in ritardo da anni", eppure "è ancora incompleta". Il resto è "propaganda". A sostenerlo, nel giorno della completa apertura, sono i consiglieri regionali Pd Fabio Isnardi e Mauro Calderoni. "Sono ovviamente soddisfatto che quest’opera interminabile si avvii finalmente verso una conclusione, ma da festeggiare c’è ben poco - afferma Isnardi -: i lavori, come previsto dal contratto iniziale, avrebbero dovuto concludersi nel 2011. A distanza di quattordici anni, una parte dell’autostrada continuerà ancora per mesi a funzionare a una sola corsia".
Quindi prosegue: "Sarà un’autostrada costosa, pagata dagli utenti attraverso il sistema del free flow. Per completarla, limitando l’esborso di chi incassa i pedaggi dal 2007, si è fatto ricorso a meccanismi finanziari discutibili e a operazioni di cross-financing con la Torino-Milano. Scelte che hanno spostato il peso dell’inefficienza pubblica sulle spalle di chi utilizzerà quotidianamente questa infrastruttura".
"Il risultato - conclude - è sotto gli occhi di tutti: hanno perso i territori, hanno perso i cittadini, ha perso il Piemonte. Non è un caso se la nostra regione è stata declassata dall’Europa da area “più sviluppata” ad area “in transizione”: questa autostrada incompiuta, inaugurata più volte, ne è un simbolo amaro».
Aggiunge Calderoni: "Alla propaganda delle inaugurazioni si deve contrapporre la verità. L’Asti-Cuneo non è un’infrastruttura conclusa: mancano ancora le opere complementari, a partire dal nodo di Alba, senza le quali l’autostrada resta funzionalmente incompleta e incapace di dare risposte adeguate ai territori che attraversa. Il presidente Cirio è molto abile nel rappresentarsi come colui che “sblocca” le grandi opere, ma in questo caso – come in molti altri – si limita a tagliare nastri su problemi irrisolti. La responsabilità dei ritardi e delle scelte sbagliate va distribuita lungo una storia che parte dal 1991 e attraversa governi nazionali, regionali e gestioni concessionarie.
Chi governa oggi, però, ha il dovere di assumersi la responsabilità del presente e di completare davvero le opere, non di usarle come strumento di autocelebrazione. Resta infine il ringraziamento agli operai che negli ultimi due anni hanno lavorato senza sosta, sacrificando fine settimana e festività per rendere possibile questa apertura parziale, e ai cittadini che ogni giorno percorreranno l’Asti-Cuneo pagando, ancora una volta, il prezzo degli errori della politica".
Di celebrazioni fuori luogo parla anche Giacomo Prandi, segretario provinciale di Azione: "Dopo anni di ritardi e con un’opera ancora incompleta, è il momento della responsabilità, non della propaganda".


























