Danni da fauna selvatica, indennizzi da tagliare

Il commissario dell’Atc Cn1 si appella agli agricoltori: "È l'unico modo per pagare"

Umberto Ferrondi

Le entrate sono quelle del tesseramento dei cacciatori: 130 euro l’anno, 160 per gli stagionali. Le uscite sono quelle per il personale (una segretaria amministrativa, una guardia venatoria, più i tecnici e i veterinari esterni), le utenze, i conti correnti bancari, nonché le attività a servizio della caccia (ripopolamenti, corsi, censimenti, ecc.). Poi ci sono i danni: quelli provocati dalla fauna selvatica, da indennizzare agli agricoltori. L’Atc Cn1 ne deve pagare una parte, per legge, che corrisponde al 10% del totale; il resto è di competenza della Regione (e della Provincia, che corrisponde il 100% dei danni nelle Zone di ripopolamento e cattura). 

Sembra una piccola percentuale, ma è una delle voci che hanno fatto saltare i conti con la mancata approvazione del bilancio da parte del Comitato di gestione, con tanto di parere negativo del revisore dei conti, che ha provocato le dimissioni in estate del vecchio presidente e la nomina di un commissario straordinario. 

Sul piatto c’erano, infatti, gli indennizzi del 2021 - i più vecchi in ordine di tempo - per un totale di 630 mila euro, di cui 63 mila a carico dell’Atc: una somma eccezionale e inavvicinabile per le attuali possibilità di un Ente che può contare su incassi sempre più esigui (i cacciatori tesserati sono circa 600, un numero in forte calo rispetto al passato).

Come fare? Umberto Ferrondi, il commissario straordinario, ha cominciato a limare tutte le spese (utenze, assicurazioni, banca, ecc.) dell’Atc, salvaguardando quelle del personale, e poi ha cercato di trovare una soluzione “di buon senso” al problema principale. È quella che sta proponendo ai privati che hanno presentato le 800 domande pendenti del 2021. “Si tratta - ci spiega - di un accordo bonario, con il quale l’Atc si impegna a pagare la somma in tempi celeri e il privato accetta una riduzione del 15% del montante totale. È l’unica strada per evitare che i danni cadano in prescrizione (la scadenza è febbraio 2026) e darci la possibilità di pagare anche gli anni successivi, nei quali - per fortuna - l’ammontare dei danni è sensibilmente inferiore: 211 mila euro nel 2022 (21 mila per l’Atc), 115 mila nel 2023 (11 mila 500), 90 mila circa nel 2024 (9 mila) e circa 100 mila nelle proiezioni del 2025 (10 mila). Spero che gli agricoltori accettino, avendo compreso la nostra volontà di pagare (anziché di attendere la prescrizione, ndr). Assicuro inoltre che è nostra intenzione esaudire  tutte le domande, danno per danno: ogni pratica verrà evasa singolarmente”.

Articolo completo su La Fedeltà del 24 dicembre 2025 
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