Addio a Natale Carlotto, mancato a 94 anni

Parlamentare Dc e direttore storico dei Coldiretti Cuneo, è stato un vero "testimonial" della cultura contadina

Natale Carlotto

È stato una figura storica, quasi leggendaria, del mondo politico e agricolo cuneese. Natale Carlotto, deputato e senatore per cinque legislature, dal 1976 al 1994, direttore della Coldiretti Cuneo per 45 anni, si è spento nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio all’età di 94 anni.

Era nato a Ceva nel 1931, in frazione San Bernardino, nella cascina Coca. Frequentò l’asilo delle suore e dopo le scuole elementari scelse l’«Avviamento». Cominciò a partecipare, giovanissimo, ai gruppi rurali di Azione cattolica. Nel ‘47, a 16 anni, fu scelto come delegato dell’Azione cattolica di Mondovì per partecipare alla costituzione dei Comitati civici.

Appena maggiorenne fu eletto consigliere comunale a Ceva, entrò nel Consiglio provinciale della Dc e partecipò alla costituzione di diverse altre sezioni di partito; intanto cominciava la sua avventura del sindacato agricolo. Nel ‘62 assunse la direzione provinciale della Coldiretti, venne nominato presidente del Consorzio agrario ed entrò nel Consiglio della Camera di commercio.

Natale Carlotto è stato un vero “testimonial” della cultura contadina: il suo volto, la sua gestualità, il suo stile di vita parlavano delle sue radici. Era un uomo di relazioni, ecumenico, mai polemico, e costruì attorno a sé un grande consenso: voti raccolti frutto di un lavoro certosino, della profonda e meticolosa conoscenza del territorio e dei contadini - la categoria di cui si è occupato da sempre. Una conoscenza che gli veniva dall’essere egli stesso parte della categoria e dall’aver saputo continuare a sentirsi parte, a non estraniarsi mai.

La sua frugalità diventò famosa tra i suoi collaboratori all’epoca della sua attività politica. Preso dagli impegni, spesso non riusciva a fermarsi a mangiare: in macchina teneva una cassetta di mele e ogni tanto ne addentava una per calmare la fame, come raccontava nella sua autobiografia del 2016. “Tenevo anche una coperta - ci confidò in una chiacchierata del 2018 -; mi serviva per dormire in auto quando non riuscivo a tornare a casa. All’epoca approfittavo del mio rientro da Roma, nel week end, per riunire i capizona Coldiretti e per organizzare altri incontri che immancabilmente finivano tardi. Se il mattino dovevo essere a Roma, andavo direttamente all’aeroporto e dormivo in auto”.

Aveva, allora, 87 anni e continuava ad andare in ufficio tutti i giorni, al quarto piano della sede Coldiretti di piazza Foro boario. Un impegno, politico e sindacale, che lo ha accompagnato fino alla fine dei suoi giorni.

Natale Carlotto lascia la moglie Isa, i figli Paolo, Franco (con Paola), le nipoti Elena e Silvia (con Enrico), il fratello Piero (con Anna), la cognata Connje (con Giancarlo). I funerali saranno celebrati nella chiesa parrocchiale di Spinetta lunedì 5 gennaio alle ore 15,30.

L'Uncem (Unione nazionale comunità enti montani) lo ricorda con queste parole: "La Montagna piemontese e italiana dice, senza retorica, grazie a Natale Carlotto. Lui, uomo Coldiretti, colonna Dc, personalità della Granda, ha avuto un legame fortissimo con la sua terra e il suo territorio. Ha sempre lavorato con Uncem, con Lido Riba, con moltissimi amministratori locali - come Sebastiano Massa, Franco Revelli, Livio Quaranta - e il suo impegno parlamentare è sempre stato mosso dal dialogo e dall'ascolto. Come quello che ha esercitato nello scrivere la legge sulla montagna, 97 del 1994, che andava attuata e non invece abrogata come successo qualche mese fa. Un anno fa Natale aveva mandato a Roberto Colombero e Marco Bussone, come faceva con molti, un plico via posta ordinaria con appunti sul disegno di legge. Proposte di lavoro, analisi, dubbi, opportunità di impegno. Con il presidente Riba si confrontavano spesso su agricoltura e sviluppo, da ultimo sotto i portici di Cuneo, incontrandosi. Comunista e Democristiano, rosso e bianco, interamente immersi in quel terra e territorio dell'agricoltura, della montagna, del Cuneese che genera(va)no Politica, Partito, relazioni, fiducia".

“Con la scomparsa di Natale Carlotto - scrive il senatore Giorgio Maria Bergesio - il territorio cuneese perde un riferimento di grande dedizione ed un protagonista della storia agricola e politica della nostra provincia. Carlotto ha interpretato con concretezza le istanze del mondo rurale, portando la voce dei nostri agricoltori fino ai banchi di Camera e Senato. Il suo legame con la Coldiretti, durato quasi mezzo secolo, resta un esempio per chiunque rappresenti oggi le istituzioni. Le sue battaglie per la gestione delle risorse idriche e contro la siccità rimangono ancora oggi proposte di estrema attualità. Ha vissuto l'impegno pubblico come un servizio, mantenendo sempre un forte legame con le proprie radici. È stato un uomo delle istituzioni e della gente. Oggi la nostra terra lo saluta con gratitudine e rispetto”.

Marco Gallo, assessore regionale alla Montagna, ricorda l’impegno e l’eredità politica di Natale Carlotto, considerato il principale artefice della legge n. 97 del 1994, l’ultima legge organica della Repubblica dedicata alla montagna. "Carlotto – sottolinea – seppe interpretare la montagna non come spazio marginale o da musealizzare, ma come territorio abitato, produttivo, vivo. La sua legge metteva al centro le comunità, il lavoro, l’agricoltura e le foreste, anticipando temi che oggi sono al cuore del dibattito pubblico: dall’autoproduzione di energia alle dinamiche comunitarie, dalla gestione attiva del territorio alla tutela ambientale intesa come equilibrio tra uomo e natura. Carlotto è stato un testimone autorevole di una politica capace di guardare lontano. Il modo migliore per onorarne la memoria è tornare a dare piena attuazione a quella visione, rimettendo la montagna al centro delle politiche pubbliche, non per nostalgia, ma per il futuro del Paese".

Anche la Provincia di Cuneo partecipa con profondo cordoglio alla scomparsa dell’ex senatore Natale Carlotto. "Salutiamo, all’inizio di questo 2026 – afferma il presidente Luca Robaldo –, una figura di spicco della nostra realtà provinciale. Innumerevoli le sue iniziative ed enorme il suo impegno per l’agricoltura e non solo. Ancora oggi, che è tornata d’attualità la questione, in molti fanno riferimento alla “legge Carlotto” sulla montagna a testimonianza di quanto lavoro abbia svolto. Io personalmente, l’Amministrazione Provinciale insieme a me e l’intera Comunità cuneese siamo vicini alla famiglia ed esprimiamo la più profonda partecipazione".

"Dire addio a Natale Carlotto - scrive Monica Ciaburro, deputata - è come perdere un pezzo di storia importante della nostra provincia e non solo. Attento alle persone, al loro modo di vivere la quotidianità, ha rappresentato un esempio per tutti noi politici della Granda, che siamo arrivati dopo, in altri tempi e in situazioni ben diverse, ma che Natale Carlotto sapeva leggere ed interpretare, capire e sostenere con la lucidità di una persona che per indole si è sempre interessata agli altri, dedicandosi con passione ed intelligenza a creare una politica fatta di concretezza e comprensione. Custodisco tra i miei ricordi più preziosi ogni incontro, ogni telefonata e soprattutto ogni lettera scritta di suo pugno. Ogni sua parola era un concentrato di saggezza, data non tanto - o non solo - dall’esperienza, quanto dalla sua capacità di vedere oltre, capire fino in fondo, impegnarsi al massimo per trovare il modo più giusto e condiviso di agire per il bene della comunità. Preziosi i suoi consigli per formulare la Legge sulla Montagna, la sua montagna tanto amata e per la quale per primo realizzò una legge ancora moderna, attuale, adeguata. Ha dedicato tutta la sua vita all’agricoltura e al territorio cuneese, diventando un esempio di intelligenza coerente e vivace. Sempre pronto, disponibile. Sempre, come si dice adesso, “sul pezzo”. Grazie Natale per tutto ciò che hai fatto per la tua provincia, rendendola ancora più “Granda”.

Cap Nord Ovest ne ricorda "con riconoscenza, la competenza, la visione, l’impegno e la profonda umanità" segnalando che dal 1961 al 1982 aveva ricoperto il ruolo di amministratore presidente del Consorzio Agrario di Cuneo "contribuendo alla realizzazione di una nuova sede provinciale e di un Centro mercatale con mangimificio a Fossano e accompagnando il Consorzio in una fase di profonda riorganizzazione". "Un percorso - scrivono - che ha favorito il rafforzamento e il coordinamento del sistema consortile ponendo le basi per l’evoluzione che ha condotto all’attuale Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest".

"Quando, ormai oltre vent’anni fa, mi affacciai per la prima volta al mondo della Politica - scrive il consigliere regionale Claudio Sacchetto -, avendo la fortuna di abitarci vicino, andai a trovare il senatore Carlotto per chiedere dei consigli su come poter essere un buon politico e mi disse due cose: la prima, scherzosa, che il primo obiettivo per un politico era non fare danni, la seconda di comprendere che chi fa Politica doveva avere un punto di vista diverso da un comune cittadino, puntando a perseguire degli obiettivi di interesse generale e non specifico. In queste ore, dopo aver appreso della sua dipartita, mi sono tornate alla mente quelle parole, ma anche i vari incontri che abbiamo avuto in questi anni, dove ogni volta continuava a proporre strategie e progettualità di ampio respiro sui più vari argomenti con particolare attenzione alle sue battaglie storiche come l’agricoltura, le infrastrutture, il mondo del lavoro e la montagna su cui lamentava che a molti anni dalla “sua” Legge molte parti continuavano a non essere applicate fino in fondo. Sul tema dell’agricoltura amava sottolineare il “riscatto sociale” che dal secondo dopoguerra riuscirono a compiere le schiere di coloro che erano impegnati nel settore primario, entrando nello scorrere dei decenni nel pieno della vita politica, sociale ed economica della Nazione, accompagnati da un efficace ruolo sindacale che lui aveva ben declinato nella nostra Provincia. Sulle infrastrutture, fu tra i pochi a “pensare in grande”, in una Provincia che fa tutto in grande ma che è talmente coi piedi per terra che fatica a immaginare le grandi opere, proponendo un percorso autostradale internazionale con tutti i crismi e non le soluzioni poi portate avanti e già “vecchie” appena realizzate, e la costruzione di invasi per l’utilizzo plurimo delle acque (peraltro ancora caldeggiati fino all’ultimo) con lungimiranza, tenacia e soprattutto, cosa fondamentale, cognizione di causa. Purtroppo, anche su questo tema, poco assecondato. Infine, l’impegno, in qualità di Sottosegretario di Stato, per la previdenza dei lavoratori autonomi che va sottolineata perché all’epoca fu molto importante. Un Parlamentare che ha saputo porsi sempre con rispetto e umiltà di fronte a tutti, pur avendo una forza elettorale formidabile ed ineguagliata e che pertanto lo poneva, a lui piacendo, in una posizione di “superiorità” verso chiunque, una volontà di ascolto e di fare sintesi non comuni, una concretezza ed una capacità di lavoro certificate dagli atti Parlamentari. Insomma, la piena incarnazione dei valori del mondo rurale che ha sempre saputo rappresentare, insieme a tutta la comunità, da vero Cristiano e Cuneese".