Si sente parlare di unione di parrocchie in una sola parrocchia, è una cosa nuova che si realizzerà in tante diocesi italiane.
Perché questo? Guardando al futuro possiamo intuire che qualcosa si deve cambiare, per la mancanza di sacerdoti, ma ancora di più per la realtà sempre più piccola di tanti nostri paesi. È bene subito precisare che questo non è un cancellare le piccole comunità per farle sparire in una più grande, ma imparare tutti, piccole e grandi comunità, ad aiutarsi. Certo, il gioco è molto sottile, e bisogna essere molto attenti che questo passaggio diventi un aiutarsi a vicenda, imparando a fare insieme tutte quelle cose che da soli non riusciremo più a fare.
È una novità importante, che la diocesi ci chiede di realizzare, ma soprattutto siamo noi che dobbiamo scoprire il modo di aiutarci, di collaborare e al tempo stesso di aiutare le comunità più piccole a non morire, ma ad essere ancora brillanti.
Siccome è una novità non mancano le fatiche, le critiche, la sofferenza nel costruire una nuova forma di Chiesa. Ma sono certo che questa è la strada del futuro delle nostre piccole comunità: resteremo in vita solo aiutandoci. È una sfida altissima, perché noi siamo eredi di una tradizione dove si litigava tra paesi vicini, si faceva a botte… e superare le divisioni è tutt’altro che semplice! Tutto è da costruire, soprattutto le menti e i cuori, ma proprio per questo non dobbiamo avere paura, lo Spirito Santo ci guiderà e ci aiuterà a trasformare in opportunità ciò che a noi sembra quasi impossibile.
Siamo chiamati a volerci bene, ad amarci, a sostenerci tra comunità, ad incontrarci per conoscerci, per donare agli altri le nostre cose migliori, ma ancora di più ad avere l’umiltà di pensare che dagli altri abbiamo tanto da imparare.
Lo so e lo ripeto: il rischio che il piccolo venga inglobato nel grande c’è, ma proprio per questo partiamo con il cuore aperto ad accoglierci a vicenda, con il desiderio di poter fare insieme cose nuove e meravigliose, e al tempo stesso di rendere ogni comunità capace, anche nel suo piccolo, di mantenere vive le cose più belle e i momenti più importanti.
Il santo che dà il nome alla nuova parrocchia è stato indicato da parecchie persone di queste comunità. In un primo tempo era stato suggerito “Pier Giorgio Frassati”, ma è già stato scelto (dalla parrocchia di Gaiola in valle Stura, ndr) e allora è comparso questo nuovo santo. Per conoscerlo abbiamo pensato di allestire la mostra sui miracoli eucaristici nel mondo che proprio san Carlo Acutis aveva realizzato. Sarà aperta sabato 10 gennaio, con la presentazione di mons. Gabriele Mana (vescovo emerito di Biella).
Ma è più importante pensare che le nostre comunità nascono dall’eucaristia e vivono di eucaristia: solo grazie alla Parola e al Pane di vita sapranno imparare ad essere unite in una fraternità nuova, e saremo capaci di volerci bene e di vivere insieme questo tempo, che vedrà una realtà sociale cambiare, vedrà la Chiesa trasformata.
Solo l’eucaristia ci aiuterà a vedere il futuro, a vedere nel futuro la possibilità di una comunità cristiana capace ancora di essere lievito di bene nelle nostre realtà locali.
don Marco Giobergia



























