Caso Pandoro, non c’è truffa: prosciolta Chiara Ferragni

È caduta l’imputazione nel processo di Milano

Pandoro Ferragni Balocco(1)
Il pandoro oggetto della sentenza dell'Antitrust

È caduta l’imputazione di truffa per Chiara Ferragni nel processo che la vedeva imputata per la nota vicenda del pandoro Pink Christmas, prodotto da Balocco in collaborazione con la griffe dell’influencer cremonese. La sentenza del giudice milanese Ilio Mannucci Pacini equivale di fatto a un’assoluzione. Il giudice ha disconosciuto le aggravanti che la Procura aveva contestato e in assenza delle quali rimane il solo reato di truffa semplice, procedibile soltanto a querela. Un anno fa il Codacons aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con Ferragni.

Il proscioglimento riguarda anche i coimputati, ovvero l’allora braccio destro dell’imprenditrice Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo. Alessandra Balocco, ad del gruppo dolciario fossanese, a sua volta rinviata a giudizio, è venuta a mancare nell’agosto scorso.

“Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower” sono state le prime parole pronunciate dall’accusata, comparsa oggi in aula. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato followers e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti - in relazione alle vendite del Pink Christmas e delle uova di Pasqua con la onlus I bambini delle fate, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata - per circa 2,2 milioni. L’aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto per l’influencer e per Damato una condanna ad un anno e 8 mesi senza attenuanti.

Lei con il suo ex collaboratore, per l’accusa, avrebbero avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata la presunta truffa, perché - sostiene la Procura - i suoi 30 milioni di followers si fidavano di lei e alle sue società spettava l’ultima parola nell’ambito degli accordi con la Balocco e con Cerealitalia. Per il terzo imputato, Cannillo, l’accusa aveva chiesto un anno.

Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, ha sottolineato la difesa, dovuto ad “errori di comunicazione” e per il quale l’accusata ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, “non c’è stato alcun dolo”, ossia alcuna volontà di raggirare i consumatori.