Il messaggio dei vescovi italiani per il dialogo tra cattolici ed ebrei, in un tempo segnato da conflitti e incomprensioni

Il 17 gennaio è la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra le due fedi religiose

Cattolici Ebrei Dialogo

In un tempo segnato da conflitti, incomprensioni e nuove tensioni religiose e geopolitiche, la Conferenza episcopale italiana rilancia con forza il valore del dialogo tra cattolici ed ebrei. Lo fa con il Messaggio per la 37ª Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, che si celebra sabato 17 gennaio, dal titolo eloquente: “Uniti nella stessa benedizione”.

Il punto di partenza è la figura di Abramo, padre nella fede per ebrei, cristiani e musulmani. Chiamato a lasciare la propria terra per un futuro ignoto, Abramo si mette in cammino sostenuto da una sola certezza: la benedizione di Dio. È proprio questa benedizione, ricordano i vescovi, a raccogliere ancora oggi popoli e tradizioni diverse dentro un’unica Alleanza. Cammini differenti, talvolta segnati da conflitti, ma radicati nella stessa promessa di vita.

Il vincolo che non si spezza

Il messaggio si colloca nel solco del sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare “Nostra Aetate”, che ha segnato una svolta decisiva nei rapporti tra la Chiesa cattolica e il popolo ebraico. Quel “vincolo spirituale” con la stirpe di Abramo, ricordato dal Concilio Vaticano II, viene oggi riaffermato con gratitudine, ma anche con realismo. I vescovi non ignorano le tensioni emerse negli ultimi tempi, né le parole e le iniziative che hanno alimentato fraintendimenti e, in alcuni casi, rigurgiti di antisemitismo.

Proprio per questo, la Cei sente l’urgenza di chiarire, di ribadire i punti fermi del rapporto ebraico-cristiano e di riaffermare una posizione netta: l’antisemitismo è incompatibile con il Vangelo. Le parole di Papa Leone XIV, che condanna senza ambiguità ogni forma di odio e persecuzione contro gli ebrei, diventano il riferimento autorevole di un impegno che la Chiesa italiana intende rinnovare con decisione.

Ciò che unisce e ciò che distingue

Al centro del messaggio c’è la consapevolezza che l’identità cristiana non può essere compresa senza il popolo ebraico. Gesù stesso, ricordano i vescovi, lega indissolubilmente i cristiani alla storia, alla fede e alla spiritualità di Israele. Eppure, l’unità non cancella le differenze. La fede in Gesù come Messia rappresenta il punto di distinzione più profondo, che genera letture diverse delle Scritture, della storia e del mondo.

Il dialogo autentico, sottolinea il documento, non nasce dalla negazione delle differenze, ma dal rispetto reciproco. Gli sguardi sono diversi, ma non per questo antitetici. Possono diventare complementari, capaci di arricchirsi a vicenda, se vissuti nella stima e nel riconoscimento delle rispettive identità.

Una parola sul presente e sul conflitto

Il messaggio non elude il dramma dell’attualità. I vescovi ribadiscono il diritto del popolo ebraico a vivere in sicurezza in uno Stato proprio, pur mantenendo la libertà di uno sguardo critico sulle scelte dei governi, come avviene per qualsiasi altro Paese. Allo stesso tempo, esprimono una ferma condanna del terrorismo e dell’attacco del 7 ottobre 2023, manifestando vicinanza alle vittime israeliane e palestinesi e a tutte le persone colpite dalla tragedia di Gaza.

Nel segno della speranza, la Cei invoca una pace “disarmata e disarmante”, che metta al centro la dignità inviolabile di ogni persona e la protezione dei civili.

Un dialogo che è servizio al mondo

Il documento si chiude con uno sguardo prospettico: il dialogo tra cattolici ed ebrei non è solo un fatto interno alle due comunità, ma un servizio offerto a un mondo sempre più lacerato. Rinunciare al dialogo significherebbe privare la società di un dono prezioso. Per questo i vescovi auspicano una “via italiana del dialogo interreligioso”, capace di coinvolgere anche musulmani e altre tradizioni di fede, attraverso incontri, studio condiviso delle Scritture e gesti concreti di vicinanza.

Radicati nella medesima benedizione, cattolici ed ebrei sono chiamati a testimoniare che le religioni, lungi dall’essere fattori di divisione, possono diventare spazi di fraternità, giustizia e pace. Un compito esigente, ma oggi più che mai necessario.