In queste settimane di inizio 2026 l’opinione pubblica è travolta dalle immagini provenienti da Crans-Montana, rinomata località svizzera del Canton Vallese. Fotografie e filmati documentano ciò che rimane del bar Le Constellation, devastato da un incendio divampato nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.
Immagini e video ci raccontano la spensieratezza dei ragazzi e delle ragazze - giovani, giovanissimi - in quella serata di festa. Immagini e video ci raccontano i momenti in cui il soffitto prende fuoco, in cui il fuoco div ampa. Infine, immagini e video giungono ai nostri schermi postume alla tragedia: immagini dei volti dei ragazzi e delle ragazze morti nell’incendio, immagini dei genitori stravolti e sconvolti fuori dal locale, filmati provenienti dall’interno delle chiese, con le navate centrali occupate dalle salme.
Le vittime accertate sono quaranta: ventuno cittadini svizzeri, nove francesi, sei italiani, un belga, un portoghese, un rumeno e un turco. I feriti ammontano a più di un centinaio.
Di fronte a una tragedia di tale portata, le parole sembrano perdere significato. Il dolore è assoluto e pervasivo: colpisce i genitori, i familiari, gli amici, i compagni di scuola. «Se senti dolore sei vivo. Se senti il dolore degli altri sei un essere umano» diceva Lev Tolstoj, uno dei più grandi scrittori russi dell’Ottocento, autore di "Anna Karenina" e "Guerra e pace". Il dolore raggiunge anche noi, che osserviamo da lontano, a oltre trecento chilometri di distanza, eppure ci sentiamo improvvisamente vicini, uniti da un sentimento di compassione e silenziosa partecipazione. Un dolore che non abbiamo vissuto in prima persona, ma che ci attraversa, ci scuote e ci ricorda quanto fragile e preziosa sia la vita.
La strage di Crans-Montana riporta inevitabilmente alla memoria un episodio tragicamente simile avvenuto in Italia, in Piemonte, poco più di quarant’anni fa.
Torino, domenica 13 febbraio 1983
Siamo a Torino. È domenica 13 febbraio 1983. È una giornata particolarmente fredda, nevica da ore. Nonostante le condizioni meteorologiche avverse, Rosanna Cima, Roberto Galizia, Eugenio Gatti, Paola Magno, Angelo Vago, Giuseppina Vario e molte altre persone decidono di uscire per assistere alla proiezione del film "La capra", del regista francese Francis Veber, giunto alla tredicesima settimana di programmazione in città. Scelgono il Cinema Statuto, in via Cibrario, nel quartiere San Donato, non lontano dalla stazione ferroviaria di Porta Susa. La proiezione inizia alle 18.
Circa quindici minuti dopo l’inizio del film, un cortocircuito provoca l’incendio di una tenda situata nella parte posteriore della sala. In pochi istanti le fiamme si propagano alle poltrone, ostruendo quasi completamente le uscite posteriori.
Alcuni spettatori riescono ad attraversare le fiamme e a mettersi in salvo. Altri, presi dal panico, si dirigono verso le sei uscite di sicurezza laterali. Spingono le porte. Spingono sempre con più forza, ma le porte non si aprono. Cinque di queste sono state chiuse prima dell’inizio della proiezione: una decisione assunta dal gestore per contrastare l’ingresso abusivo di persone senza biglietto.
Dall’esterno si odono le urla disperate e le richieste di aiuto, mentre le fiamme divampano e sciolgono i cavi elettrici, causando il blackout dell’illuminazione. La proiezione non viene immediatamente interrotta, nel tentativo - tragicamente vano - di evitare il panico.
Molti tentano di raggiungere l’uscita di sinistra, che conduce all’atrio. In quel punto verranno contate quasi quaranta vittime. Altri si dirigono verso la porta di destra, che conduce ai servizi igienici, ignari che si tratti di un vicolo cieco. Alcuni spettatori vengono ritrovati senza vita ancora seduti sulle poltrone, asfissiati prima ancora di riuscire a reagire.
Tutte le vittime presentano il volto annerito dal fumo. L’incendio sprigiona gas altamente tossici che soffocano i presenti in meno di un minuto.
Il bilancio è spaventoso: sessantaquattro vittime. Trentuno uomini, trentuno donne, un bambino e una bambina. La più giovane ha sette anni, la più anziana cinquantacinque.
Il 15 febbraio 1983 nel Duomo di Torino vengono celebrati i funerali di Stato. L’intera città si stringe nel dolore. Sono presenti il sindaco Diego Novelli e il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Si tratta della più grande strage verificatasi a Torino dal secondo dopoguerra.
Dal giorno dell’incendio il Cinema Statuto non riapre più. L’edificio, con la sua facciata annerita dalle fiamme, rimane abbandonato fino al 1996, anno in cui viene abbattuto per lasciar spazio ad un condominio.
Nel 2012 Fabrizio Dividi, Marta Evangelisti e Vincenzo Greco realizzano il documentario "Sale per la capra", ricostruendo la tragedia attraverso le testimonianze dei protagonisti dell’epoca e l’analisi di documentazione giudiziaria resa pubblica per la prima volta.
La tragedia del Cinema Statuto segnò un punto di svolta nella storia italiana: diede il via a una revisione completa della normativa sulla sicurezza antincendio nei locali pubblici, con particolare attenzione ai cinematografi.
Quarantatré anni dopo, nei primi giorni del 2026, il presidente della Confederazione Svizzera Guy Parmelin, intervistato dalle reti Ssr, ha affermato che nulla sarà più come prima: ci sarà un prima e un dopo Crans-Montana. Proprio come nel 1983, dopo il Cinema Statuto, quando la tragedia tracciò un prima e un dopo, entrando per sempre nel cuore della memoria collettiva.
Giulia Arduino



























