Botte dopo l’accusa di “fascismo”, il pm chiede tre condanne

Tre giovani fossanesi alla sbarra per una rissa

Tribunale

Un incontro casuale in una notte d’estate e qualche parola di troppo, propiziata dai fumi dell’alcol. Sono gli ingredienti di una zuffa scatenatasi nel centro di Fossano, ai primi di settembre del 2021. Per i tre protagonisti, tutti giovani incensurati del posto, il pm Alessandro Bombardiere ha chiesto altrettante condanne.

La disamina della pubblica accusa parte da quanto affermato proprio da uno dei protagonisti, S.B.: il ragazzo ha ammesso di aver provocato i due coetanei con una frase, pronunciata sotto gli influssi dell’alcol.

“Li conoscevo di vista, ma non troppo bene” ha ricordato in aula: “Ci siamo guardati male, io mi sono avvicinato e ho detto a D.C. che mi sembravano due fascistelli. In quel momento mi è arrivato un pugno in faccia da P.C., mi sono rialzato e sono stato colpito di nuovo”. D.C. e P.C. sono i due “avversari” che il ventenne aveva incrociato in via San Giovanni Bosco, dopo essersi allontanato di qualche metro da via Roma, dove era in corso la festa di compleanno di una sua amica.

Per il pm è “attendibile” quanto da lui riferito circa le percosse subite dai due coetanei, i quali dal canto loro descrivono l’innesco della zuffa in altri termini: “P.C. ci parla di un comportamento ostile di S.B. che lo avrebbe afferrato per la cravatta, tanto che l’amico si pone tra i due e scoppia il tumulto”. A preoccupare i due, in seguito, sarebbe stato il riferimento minaccioso dell’altro al possibile intervento di amici nei paraggi: “Non ne conoscevamo né il numero né le intenzioni, perciò ci siamo allontanati dalla zona, intimoriti”.

Ad avere la peggio era stato comunque S.B., ricoverato in pronto soccorso la stessa sera con una frattura al naso e ferite guaribili in trenta giorni. Anche D.C. si era recato nei giorni successivi in ospedale, a Cuneo e poi a Savigliano, accusando dolori alla gamba. Nessun riscontro circa la dinamica dei fatti è giunta dall’esame delle telecamere private e comunali, effettuato dai carabinieri. Una residente della strada, affacciatasi al balcone di casa, ha detto di aver visto tre ragazzi: “Uno veniva picchiato e gli altri due lo stavano picchiando: non li ho riconosciuti, nonostante ci fosse illuminazione sufficiente”.

Per D.C. la pena chiesta dal pm ammonta a otto mesi, mentre per l’amico P.C. l’accusa ha chiesto una condanna a sei mesi. Per l’altro coimputato, S.B., un’analoga richiesta quantificata in sei mesi e dieci giorni. La discussione delle difese e il verdetto del giudice sono fissati al 19 giugno.