Ci sono tutine piegate con cura, scarpine allineate sugli scaffali, profumo di bucato nell’aria. Ogni capo ha già vissuto una storia, ma al Cav - Centro di aiuto alla vita di Fossano è pronto a cominciarne un’altra. Qui un vestito non è mai solo un vestito: è un gesto di fiducia, un aiuto silenzioso che passa di madre in madre.
IL LAVORO DEL CAV
Fondato trent’anni fa, il Cav è interamente gestito da volontarie ed è un punto di riferimento fin dagli inizi di una gravidanza. “Le famiglie del territorio ci portano gli abiti che non usano più, perché ormai i loro bambini sono cresciuti - raccontano le volontarie -. Una volta arrivati al Cav, si fa una cernita dei vestiti: devono essere belli, puliti, in ordine, pronti per essere donati a un’altra famiglia”. Un segno di rispetto verso chi li riceverà.
Le volontarie passano poi alla distribuzione, in base alle richieste e ai bisogni. Ciascun utente ha una sua scheda, perché ogni storia è diversa. Le domande di assistenza arrivano soprattutto tramite passaparola o assistenti sociali. Nel 2025 il Cav ha assistito 94 famiglie e ha salutato la nascita di 19 bambini; numeri che raccontano solo in parte un impegno quotidiano fatto di ascolto e presenza.
Il servizio è organizzato per età e per genere. “Ultimamente mancava abbigliamento maschile - spiegano -ma abbiamo lanciato un appello su La Fedeltà e ci sono arrivate montagne di abiti”. Un circolo virtuoso che coinvolge l’intera comunità.
Oltre ai vestiti e alle scarpe, il Centro raccoglie giocattoli e tutto ciò che può servire ai bambini di età inferiore ai 6 anni: pannolini, alimenti per i neonati e farmaci da banco. In passato anche carrozzine e passeggini, ma oggi le famiglie vengono indirizzate al Centro del riuso; nei casi di maggiore necessità, è lo stesso Cav a farsi carico della spesa. Invece, per i bambini più grandi ci si può rivolgere a Bottega23 di via Matteotti.
L'ATTENZIONE E L'EDUCAZIONE AL RIUSO
Un’attenzione particolare è riservata all’educazione al riuso. Alle famiglie che ricevono gli abiti viene chiesto di riportarli quando non servono più, se ancora in buono stato, così da rimetterli in circolo. “È un modo per insegnare a non buttare ciò che può essere ancora utilizzato”. E quando gli indumenti sono in eccedenza, vengono raccolti in scatole e affidati all’associazione Néhanen che li invia in Camerun, perché possano avere un’altra vita.
Le volontarie sottolineano come oggi si compri molto più di un tempo: “Una volta si buttavano meno vestiti: venivano passati tra fratelli e cugini, o anche di genitori in figli. Adesso si acquista tanto e di conseguenza si dona di più”. Un cambiamento che, se da un lato racconta un diverso stile di consumo, dall’altro alimenta una rete di solidarietà concreta.
Alcune tra le famiglie seguite sono italiane, la maggioranza è però straniera, senza una rete di supporto e con difficoltà linguistiche. “Sono mamme che non hanno nessuno con cui confrontarsi - spiegano le volontarie - e qui trovano ascolto”. Per questo servono nuove energie: il Cav cerca volontari giovani, capaci di portare idee e iniziative, ma soprattutto sensibilità verso chi vive una situazione di fragilità.
A rimanere impresso nel cuore delle volontarie, è il valore umano dell’esperienza. “Lavorare in quest’ambito dà molte soddisfazioni: vedere le mamme contente dell’aiuto ricevuto, osservare i bambini che crescono. È un volontariato che gratifica. Si riceve molto di più di quello che si dà”.
E così, tra scaffali ordinati e scatoloni pronti a partire, ogni capo continua a creare legami. Perché al Cav di Fossano il riuso non è solo una scelta sostenibile: è un modo concreto di prendersi cura gli uni degli altri.
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