Fossano
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Omicidio colposo delle 5 vittime dell’esplosione del 16 luglio 2007

Molino Cordero: area dissequestrata ora potrà andare all’asta

Pena ridotta a 5 anni (nel primo grado erano 8) per Aldo Cordero, l’ex Ad del Molino in cui persero la vita cinque lavoratori nell’esplosione del luglio 2007. La sentenza della Corte d’Appello di Torino della settimana scorsa porta con sé anche l’agognato dissequestro dell’area, che ora potrà essere messa all’asta dalla procedura fallimentare.

Parole chiave: molino cordero (19), strage (1)
Molino Cordero: area dissequestrata  ora potrà andare all’asta

È una parziale riabilitazione morale per Aldo Cordero: nessuna volontà, più o meno cosciente da parte sua, di non proteggere gli operai; “solo” una gravissima negligenza. La sentenza è di venerdì scorso in Corte d’appello a Torino. Il processo è quello che i giudici subalpini hanno impiegato 4 anni a celebrare. La condanna dell’ex Ad dell’azienda da parte del tribunale di Cuneo è del marzo 2010. La pronuncia - che ha portato con sé l’agognato dissequestro dell’area distrutta da esplosioni e fiamme il 16 luglio 2007 - ha ridotto da 8 a 5 anni la pena all’imputato, assolvendolo dal reato di omissione dolosa di misure antinfortunistiche.
Aldo Cordero per la giustizia resta responsabile per la morte dei 5 lavoratori del Molino: Valerio Anchino, Massimiliano Manuello, Marino Barale, Antonio Cavicchioli, Mario Ricca. La responsabilità di Aldo Cordero - difeso dall’avvocato Stefano Campanello di Alba - resta tutta circoscritta nell’ambito della colpa, senza alcuna volontà più o meno consapevole di non tutelare gli operai. Nel processo di primo grado, a Cuneo, il pm Marco Sanini aveva chiesto e ottenuto la condanna per questo reato, anche in base alla relazione della Etea Sicurezza e alla testimonianza del suo tecnico che fece una consulenza sul rischio di esplosione. Per l’accusa e per il giudice di primo grado, Cordero era stato avvisato del rischio e aveva ignorato la necessità di prendere precauzioni: non aveva voluto - ovviamente - l’esplosione, ma aveva in qualche modo accettato che potesse capitare. I giudici di Torino hanno respinto questa lettura della strage rimarcando che l’ex Ad è responsabile per ciò che è accaduto ma “soltanto” per imprudenza e negligenza. L’abbassamento della pena è legato anche a un calcolo diverso sull’omicidio colposo, chiesto dallo stesso procuratore generale. Tutto sarà più chiaro con la pubblicazione dei motivi tra 90 giorni.
“Il principio che emerge - commenta l’avvocato Campanello -, è che la Corte ha condiviso quello che sosteniamo: che non si può muovere nessuna accusa di natura dolosa a Cordero, lui non ha voluto che ci fosse l’esplosione e neanche soltanto accettato che accadesse. Perché i giudici abbiano ritenuto che tutto sia derivato da omissioni e difetti di cui ha colpa Cordero lo capiremo leggendo le motivazioni e valuteremo il ricorso in Cassazione”. I magistrati hanno anche pronunciato sentenza di non doversi procedere nei confronti di Dario Cordero, papà di Aldo e presidente del Molino, morto a 81 anni poco dopo la sentenza di primo grado. La maggior parte delle costituzioni civili - quelle che rappresentavano i famigliari delle vittime - erano state fatte nei confronti dell’anziano perché il figlio era stato dichiarato fallito quindi nullatenente. La morte di Dario ne ha causato l’esclusione dal processo, ribadita dalla Corte. Nessun risarcimento potrà essere chiesto nel processo penale.

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