Le parole per dirlo
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01.04.2015

“Senza la novità il cristiano non avrebbe nulla da dire” (Bruno Maggioni, biblista, 1932)

Nella nostra cultura la religione è diventata una questione privata e interiore: riguarda la sfera privata, addirittura nascosta, addirittura relegata alle cose del cuore. La religione, pertanto, non ha più parole capaci di dire i vari aspetti della vita concreta: il lavoro, la nascita, la morte, gli affetti, il dolore, la festa. Così sfuma, si volatilizza, recede sullo sfondo, diventa formale, astratta, vuota, inutile. Un soprammobile lasciato a noi in eredità dai nonni. Un soprammobile caro, ma inutile. A volte addirittura ingombrante. Un soprammobile che si spolvera nelle grandi feste. E poi torna nell’anonimato, a ricoprirsi di polvere. Un soprammobile che ci ricorda il passato, ma che non ha parole per la vita concreta di oggi e non offre parole per affrontare il futuro.
Perché tutto questo? Mille sono le ragioni che ci hanno portati a questa situazione. Ne nomino una sola: abbiamo dimenticato la novità del cristianesimo. Senza quella novità la nostra fede è davvero vuota e patetica. Ci siamo dimenticati la novità incredibile della Pasqua. Quel giorno abbiamo scoperto che la nostra vita non è una condanna ma una promessa. Non siamo condannati a morte, ma invitati alla festa, al giardino che ci ricorda il Sogno di Dio. Si è aperta una porta, si è aperta la strada. Il tempo si dilata, la speranza si dilata, la mia identità si dilata. Non siamo più allo stretto, non siamo più in gabbia. Siamo liberi, liberati. Dunque possiamo giocarci la vita, senza paura. Perché è vero che “se non si sfonda il cielo ogni luogo è troppo stretto sulla terra”. Ma con la Pasqua nessun luogo è più troppo stretto. Ogni luogo è vivibile, affrontabile, sensato. C’è un senso addirittura al dolore e alla morte. Possiamo vivere!
A condizione che si dica per intero la frase di Maggioni, che suona così: “ Senza la novità il cristiano non avrebbe nulla da dire. E senza la totale condivisione con l’uomo egli sarebbe un estraneo”. La forza della nostra fede deve emergere non nella teoria, ma nell’esperienza. È importante che la speranza emerga dentro la vita concreta. È importante che la forza della Risurrezione illumini il lavoro, il dolore, gli affetti, gli sbagli, le delusioni, le feste.
Buona Pasqua.

01.04.2015
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