Le parole per dirlo
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02.03.2016

“Ci sedemmo dalla parte del torto perché dall’altra parte non c’erano più posti” 
(Bertold Brecht, drammaturgo tedesco, 1898-1956)

Due giorni fa ho partecipato ad un convegno con i preti della provincia. A pranzo ero seduto di fronte ad un mio caro amico, professore di filosofia. Ad un certo punto della chiacchierata mi ha citato questa bellissima frase di Brecht: “Ci sedemmo dalla parte del torto perché dall’altra parte non c’erano più posti”. Mi è rimasta nella testa in questi giorni. Perché è tremendamente vera. Tutti crediamo di aver ragione. Tutti ci sediamo dalla parte della ragione. Pronti ad alzare la voce appena qualcuno osa mettere in dubbio le nostre ragioni. Spesso, addirittura, pronti ad alterarci appena qualcuno ci chieda di dimostrare le nostre ragioni. È difficile ascoltare. Siamo così convinti delle nostre ragioni che fatichiamo ad ascoltare le ragioni altrui. Succede già tra marito e moglie: quante discussioni per difendere le proprie ragioni! Succede tra tifosi di squadre diverse: discussioni infinite per un rigore! Ognuno spende un mare di energie a difendere le proprie ragioni senza minimamente ascoltare le ragioni dell’altro. Basta guardare i litigi quotidiani: io dico la mia idea, tu la contraddici, io ridico in modo più deciso la mia idea senza prendere in considerazione la tua posizione, tu fai altrettanto e continuiamo all’infinito ad urlarci contro, senza ascoltarci. Seduti entrambi dalla parte della ragione. Dimenticando che solo raramente la ragione è inequivocabilmente da una parte sola. Per la quasi totalità dei casi torto e ragione si incrociano. E, sicuramente, anche quando io fossi dalla parte della ragione avrei comunque qualcosa da imparare. Perché la verità non è mai parziale, non sta totalmente da una parte. È sempre più grande, per tutti, anche per coloro che credono di aver ragione. La verità non si possiede mai del tutto. Siamo tutti in cammino verso la verità. Non siamo padroni della verità, ma umili pellegrini della verità.
È difficile ascoltare. Ma ancora più difficile è apprezzare chi pensa o vive diversamente da noi. Siamo tutti convinti che il nostro modo di pensare, vivere, amare, lavorare sia quello “vero” e che quello degli “altri” sia sbagliato. Pertanto non abbiamo nulla da imparare perché non vediamo nulla di apprezzabile in loro. Eppure ciò che conta non è difendere se stessi, bensì costruire insieme qualcosa. Vale già per marito e moglie: in ogni situazione il primo problema non è stabilire chi abbia ragione, ma cercare vie su cui camminare. Vale per la convivenza civile: il problema fondamentale non è difendere le proprie ragioni, ma trovare vie per camminare. Vale per la Chiesa: la cosa più importante per la Chiesa non è difendere se stessa, ma cercare la verità con tutti. È questo il senso della Chiesa “in uscita” di Papa Francesco. Egli vuole una Chiesa capace di camminare con tutti, capace di ascoltare e di imparare da tutti. Non arroccata continuamente a difendere le proprie ragioni, ma lanciata ad ascoltare e apprezzare le ragioni altrui. Una Chiesa alla ricerca della verità con gli atri e non in difesa della propria verità contro tutti. Una Chiesa umile e felice e non una Chiesa arrogante e triste. Perché Dio non è contro nessuno. Dio è Dio per tutti. È Padre di tutti. E lavora per tutti, dentro e fuori della Chiesa.

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02.03.2016
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