Le parole per dirlo
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03.06.2015

“Gli adulti rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i loro figli”  
(Hannah Arendt, filosofa 1906-1975 )

Quasi ci spaventa questa affermazione: “Gli adulti rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i loro figli”. In realtà dovrebbe essere l’opposto: gli adulti dovrebbero amare e credere al mondo dove hanno deciso di invitare a viverci i loro figli. Perché proprio così succede: diventati adulti abbiamo a poco a poco scoperto che questa vita merita, che questo mondo merita e, dunque, abbiamo pensato bene di invitare un nuovo essere a vivere su questa terra: nostro figlio. L’abbiamo invitato qui perché convinti che valesse la pena vivere qui. E dunque adesso, da adulti, dovremmo mostrargli a poco a poco che questo mondo merita. In verità spesso non è così; spesso siamo i primi, noi adulti, a lamentarci di tutto: l’economia, i mercati, la politica, la Chiesa, la gente… E così disorientiamo le nuove generazioni, che iniziano a faticare a capire per quale ragione li abbiamo invitati su questa terra. Se non amiamo noi adulti questa terra, come potranno farlo i nostri figli? Se non amiamo noi adulti la nostra fede, come potranno farlo i nostri figli? Se non amiamo noi adulti il nostro paese, il nostro lavoro, la nostra vita concreta… come potranno farlo i nostri figli?
Essere adulti significa essere capaci di amare la vita pur nella consapevolezza di tutti i suoi limiti: fatica, malattia, ingiustizia, morte. L’adulto sta in piedi e continua a camminare anche quando la vita non è il massimo, anche quando si oscura. Solo così il giovane imparerà ad amare questa vita nella sua concretezza.
Ecco il senso della provocazione della Arendt: siamo responsabili di questo mondo. Bisogna smetterla di brontolare contro le passate generazioni o contro i politici o contro gli alti funzionari. Noi siamo adulti, responsabili di questa terra e di questa società, ognuno per la sua piccola o grande parte. La società è la nostra squadra, non cosa d’altri. La città  è casa nostra, non cosa d’altri. La chiesa è la nostra famiglia, non cosa d’altri. La terra è mia madre, non cosa d’altri. Di tutto questo noi siamo responsabili, anzi siamo appassionatamente innamorati. Solo così potremo avere ancora autorità sulle nuove generazioni. L’autorità di chi ama e si spende per questa società sentendola sua. L’autorità di chi ha valori profondi da difendere. L’autorità di chi non difende se stesso, ma le fondamenta che ci sorreggono.  
Aiutiamoci ad essere adulti così.

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03.06.2015
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