Le parole per dirlo
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04.01.2017

“Per avere coraggio occorre che qualcuno ci dia coraggio” 
(Sergio Colombo, sacerdote, 1942-2013)

Oggi è il primo giorno dell’anno. Mi sono alzato con nell’anima il sapore buono di un nuovo inizio. Ma appena apro le notizie ancora la brutta sorpresa di un attentato a Istanbul. Immediatamente il sapore del nuovo si cambia in gusto amaro di cose conosciute. Un nuovo che conserva la faccia del vecchio e da subito ci dice: ci vuole coraggio. Alle porte bussa ancora la paura. E, si sa, la paura crea fantasmi, ingigantisce le ombre, fa emergere rabbia, sospetto, odio, genera solitudine, alimenta la violenza. Dobbiamo combattere la paura. Non con la temerarietà, non con la sfrontatezza, non con la provocazione, ma neppure con l’ingenuità, la superficialità, l’indifferenza. La paura si combatte soltanto alimentando il coraggio. Un coraggio serio, che nasce dalla fiducia. Fin da piccoli abbiamo imparato che per affrontare il buio era necessario avere qualcuno accanto che ci desse fiducia. Anche da adulti il coraggio si alimenta con la fiducia: fiducia data dalla parola buona di un amico, fiducia data dai gesti di aiuto di chi ci sta accanto, fiducia che nasce dalla capacità di vedere le cose buone e belle che mi fanno apparire la vita promettente. Proprio come ci dice Sergio Colombo nel bel libretto dal titolo “Sul coraggio”: “Per avere coraggio occorre che qualcuno ci dia coraggio”. E spiega: “Il coraggio di affrontare le minacce e le paure ci viene da una compagnia, dal regalo di una prossimità che ci dà fiducia. Se guardiamo bene, la paura è sempre legata alla solitudine: come succede nella notte che crea mostri e ingrandisce tutte le difficoltà e poi le facce familiari del mattino e i colori del giorno ci fanno sentire di nuovo a casa. Come si vede, la paura cresce e si fa incontrollabile quando il suo oggetto è impreciso. Viene arginata e addomesticata dalla parola: soprattutto dalla parola amica, familiare, che toglie la malignità della paura, mi libera dalla prigione in cui mi rinchiudo e diffido di tutto e di tutti, persino di me stesso: dalla paura della mia paura. Il coraggio non cancella la mia paura e le mie debolezze; mi aiuta ad accettarle, ad attraversarle, integrandole nell’amicizia e nella fiducia. La temerarietà - o la pavidità - suprema è quella di chi si fida solo di sé. Solo un altro può tenermi sereno nel posto dove mi trovo, come nel posto giusto. Solo Dio può liberarmi dalla paura radicale e darmi radicalmente coraggio”. Che meraviglia! In poche parole scopriamo la bellezza e la forza della fede: abbiamo bisogno di coraggio per vivere e la fede cristiana è una sorgente di coraggio. Perché so di avere un Padre che si cura di me, un Figlio che mi cammina davanti e mi apre la strada, uno Spirito che è fortezza per reggere ad ogni lotta. Buon anno. Con coraggio.

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04.01.2017
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