Le parole per dirlo
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04.11.2015

“Bisognerebbe saper morire gridando (bisbigliando) di fronte alla morte: Urrà! Si salpa!” 
(A.D.Sinjavskij, scrittore russo, 1925-1997)

Siamo stati al cimitero. Abbiamo visto la foto di persone care, con cui abbiamo percorso brandelli di vita. Gente con cui abbiamo giocato, lavorato, sorriso, pianto, progettato. Persone che abbiamo amato. Poi siamo usciti dal cimitero e abbiamo ripreso la nostra vita. Quasi convinti che la morte ce la possiamo lasciare alle spalle, dietro noi, là nel cimitero. Nella vita reale la morte sembra non esistere. L’abbiamo relegata agli altri, a quelli che hanno avuto la sciagura di incontrarla. Quasi mai la vediamo nel suo vero posto: davanti a noi. Ed invece lei sta lì davanti, proprio sulla strada che percorriamo ogni giorno. Sta lì davanti, tranquilla, impassibile, tenace, certa, implacabile. Pronta a comparire prima o poi. Tranquilla e risoluta. Inquietante. Dunque ci dobbiamo fare i conti. Adesso. Per non trovarci sorpresi o impreparati. Per non trovarci ingenuamente arrabbiati.
Come una gara. Sarebbe impossibile affrontare una maratona dopo aver passato un anno di vita sedentaria. Sarebbe una pazzia, impossibile. Diverso è affrontare una maratona dopo i dovuti allenamenti. Resta una corsa difficilissima, ma si può arrivare al fondo. Così la morte. È molto più di una maratona. Ma non deve sorprenderci all’improvviso. Lo sappiamo da oggi che ci aspetta. Prepariamoci. Proviamo a cercare il modo migliore per affrontarla.
In questa luce scopriamo la vitalità del cristianesimo. Ci offre una bella notizia: un tale è andato oltre la morte e ora ci accompagna giorno dopo giorno e sarà al nostro fianco nel momento in cui dovremo affrontare la morte. Abbiamo accanto un allenatore d’eccezione. Possiamo vivere nonostante la morte. E possiamo credere alla bontà della vita nonostante la morte. Essa non sta sul nostro cammino per sconfessare la nostra vita, i nostri sogni, i nostri affetti. Ci proverà e ci prova ogni giorno. Tanto che ci viene a volte da dire: “Non val la pena prendersi la pelle, dato che tanto poi si muore”. No. Prenderla sul serio significa non dargliela vinta. Prenderla sul serio significa affidarsi a Colui che l’ha presa talmente sul serio da affrontarla e vincerla. Da allora possiamo sperare di incontrarla da vincitori. Incontrarla sulla nostra strada con la possibilità di dirle: posso andare oltre. Posso entrare nella vita. Posso dirle, con le parole del poeta: “Urrà, si salpa!”.

04.11.2015
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