Le parole per dirlo
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05.07.2017

“La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare,
ma non vi cresce nessun fiore” 
(V. Van Gogh, pittore olandese, 1853-1890)

In questi ultimi anni inizia a piacermi una vita normale. Per la prima volta mi sorprendo a sognare una vita normale, senza troppi contrattempi, senza troppi rischi né preoccupazioni. Una vita un po’ tranquilla, dove posso affrontare gli eventi quasi come cose note, senza dover ogni volta industriarmi a trovare soluzioni nuove, inedite. Ho sempre amato il nuovo, l’esperimento, il rischio. Ho sempre amato guardare le cose da un altro punto di vista. Sono sempre stato affascinato dal futuro, costantemente preso a pensare, sognare, progettare, desiderare il futuro, anzi un futuro migliore. Non ho mai amato guardare indietro, non ho mai sopportato di stare al mondo come esecutore passivo, come semplice spettatore. Ho vissuto una vita interessante, appassionante, intensa, sempre proiettato oltre, innamorato del nuovo, del cambiamento. In questi ultimi anni mi accorgo che il fascino della normalità sta facendo capolino e diventa la tentazione dell’età adulta. Per questo motivo la frase del pittore mi ha colpito: “La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore”. Queste parole sono giunte ai miei orecchi come un campanello d’allarme, come una sveglia. Mi hanno gridato: “Derio non lasciarti cadere le braccia, non smettere di lottare, non smettere di guardare avanti con fiducia e tenacia!”. Van Gogh, per me, è l’esempio di un uomo che sa guardare avanti con passione, nonostante le difficoltà. Ha dipinto novecento quadri ed è riuscito a venderne uno solo. La vita non lo appoggiava, ma lui credeva talmente nella pittura che ha continuato a dipingere con passione, con fiducia, con totale dedizione. Non ha vissuto una vita tranquilla e “normale”. Ma ha generato meraviglie. Ha ragione lui: la normalità rende la vita una passeggiata, ma non genera nulla, non fa fiorire nulla. È invece necessario lasciare che le sorprese liete o tragiche scavino a fondo in noi e ci rendano terreno fertile, terra capace di generare fiori. È necessario che il nostro sguardo non proietti il presente nel futuro, ma si sforzi di sognare il futuro come nuovo, diverso, migliore. Certo tale atteggiamento non ci lascerà tranquilli. Ci butterà fuori dalla comoda poltrona e ci obbligherà a camminare, sudare, cambiare. Soprattutto esigerà tantissima fiducia e disponibilità all’ignoto. Dunque non ci lascerà tranquilli, ma sicuramente ci renderà molto più vivi. Anzi, più umani. Perché l’uomo è ciò che sarà. Il vero me non è ancora nato del tutto. Vivere è accettare ogni giorno di rinascere. Conoscendo le doglie del parto, ma anche le gioie del “venire davvero alla luce”. Aiutiamoci sempre a non ridurci alla vita “normale”. Anche nelle situazioni più semplici e più quotidiane restiamo onesti ed appassionati creatori di futuro!

05.07.2017
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