Le parole per dirlo
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06.04.2016

“Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?” (Papa Francesco)

È primavera. La terra riparte, rinasce, rifiorisce. Come per miracolo. Come l’anno scorso e quello prima e quello ancora prima. Da quando siamo nati. Anzi da molto prima. Da sempre. Ogni anno la terra torna a fiorire. Non salta mai un anno. Non si ferma mai per sciopero, per malattia, per protesta. Ecco: non si ferma mai per protesta verso noi umani. E ne avrebbe diritto. Sì, avrebbe diritto ad incrociare le braccia contro la nostra indifferenza: avviene un miracolo e noi restiamo indifferenti. Contro la nostra ingratitudine: avviene un miracolo e noi siamo incapaci di dire grazie. Contro la nostra grettezza: avviene un miracolo e noi pensiamo soltanto a raccogliere. Questa è la prima volta che viviamo la primavera dopo la pubblicazione della lettera di Papa Francesco sul creato. È importante che ci facciamo aiutare da questo scritto a vincere la nostra indifferenza, ingratitudine, grettezza. Anzi, ad acquisire un nuovo sguardo e nuovi stili di vita. L’ecologia non è più soltanto un “pallino” di pochi, ma un’urgenza per tutti. Dice il Papa: “Molte volte è stato trasmesso un sogno prometeico di dominio sul mondo che ha provocato l’impressione che la cura della natura sia cosa da deboli. Invece l’interpretazione corretta del concetto di essere umano come signore dell’universo è quella di intenderlo come amministratore responsabile”. Non siamo i padroni, i tiranni di questa terra, ma gli amministratori responsabili. Essere uomini non significa essere dominatori irresponsabili, predatori insensibili, consumatori violenti. Essere uomini significa essere amministratori, cioè persone consapevoli di aver ricevuto in dono questa terra e di avere un compito importante: consegnarla abitabile alle generazioni future. Da veri padri, da uomini e donne responsabili. La terra che abbiamo ricevuto appartiene anche alle generazioni che verranno. Questa consapevolezza diventa il primo criterio per capire come stare al mondo. Non il criterio utilitarista che dice: è bene tutto ciò che è utile, tutto ciò che mi serve. No, non devo trattare così la terra, perché non ci sono solo io, non ci sono soltanto i miei contemporanei… ci sono anche le generazioni future. Depredare la terra, sprecare, consumare in modo eccessivo significa rubare ai figli, ai nipoti. Papa Francesco dice una cosa splendida: “I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi”. Ogni primavera ci mostra la voglia della terra di creare un mondo nuovo. Di fronte a questa primavera le parole della lettera del Papa facciano nascere in noi la voglia di uno stile diverso di stare al mondo. Buona primavera. Nello sguardo e nel cuore.

06.04.2016
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