Le parole per dirlo
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06.09.2017

“L’uomo è un animale inquieto. Se non è inquieto 
è solo un animale” 

Qualche sera fa un caro amico mi ha raccontato che quando frequentava l’università di Lovanio aveva un professore di filosofia che ogni anno iniziava i suoi corsi dicendo: “L’uomo è un animale inquieto. Se non è inquieto è solo un animale”. Fantastica definizione di uomo: “animale inquieto”. Tutti noi, per essere davvero umani, dobbiamo essere inquieti. Non intendo dire che dobbiamo essere ansiosi o affannati. Ma inquieti. Ciò che ci distingue dagli animali è l’inquietudine. Gli animali “vivono quieti” nel senso che fanno le cose che facciamo noi (mangiano, dormono, respirano, si riproducono, faticano…), ma senza farsi domande, senza avere progetti, senza sogni, senza attese. Funzionano e basta. Noi no. Ci facciamo continue domande: perché è successo questo? perché quel tale mi tratta così? Sarò in grado di fare questo passo? E viviamo con infiniti desideri in cuore: desideri per la nostra vita, per la vita dei nostri figli e delle persone a noi care, desideri per il futuro del nostro mondo. In altre parole, non ci basta il semplice funzionamento, abbiamo bisogno di qualcosa di più. Addirittura ci sono stati periodi in cui la vita non funzionava tanto eppure abbiamo scoperto, in seguito, che quel periodo è stato intenso, importante. Pensiamo ad alcuni esempi: periodi in cui avevamo problemi sul lavoro, oppure problemi di salute o fatiche negli affetti. Ecco, erano periodi in cui le cose non funzionavano molto. Eppure sono stati densi di vita perché abbiamo scoperto l’importanza della vicinanza di un amico, di nostra moglie, di un vicino, abbiamo scoperto energie che non pensavamo di avere, abbiamo scoperto una strada diversa che non avevamo mai visto. Le cose non funzionavano eppure la vita era densa. Perché noi siamo “di più” del semplice funzionamento. E viviamo non solo se funzioniamo, ma se ci apriamo ad altre dimensioni. Viviamo davvero se siamo capaci di capire, apprezzare, gustare, cambiare, attendere, progettare, desiderare, sognare. Altrimenti siamo soltanto “animali”. Magari più “tranquilli”, ma certamente più vuoti e soli. Essere inquieti significa non rassegnarsi al solo “funzionamento”, ma trovare un senso a tale “funzionamento”. La vita non è un susseguirsi banale e preciso di azioni; la vita è continua sorpresa, fatta di contrattempi e di belle notizie, che ti obbligano ad allargare lo sguardo, ad attivare il cervello, ad accendere il cuore. Chi si ferma al semplice funzionamento finisce per essere schiacciato dallo stesso funzionamento. È il male della nostra società. Ci hanno insegnato a funzionare, non a vivere. Così corriamo come disperati per stare dietro alle “prestazioni” che la società esige: sempre in forma, sempre in salute, sempre efficienti sul lavoro, sempre informati. Ed ogni sera arriviamo al nostro letto stanchi e stressati. Incapaci di alzare lo sguardo e vivere un po’ di sana inquietudine chiedendoci: perché? per chi? Ti auguro di essere inquieto, cioè aperto, capace di domande, capace di attesa, capace di sogni. Magari anche capace di fiducia. Come diceva un saggio: “Finché sei inquieto puoi stare tranquillo”.

06.09.2017
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