Le parole per dirlo
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09.03.2016

“Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante” (Alda Merini, poetessa, 1931-2009)

Sono a letto con l’influenza. Ho passato parte della mattinata a telefonare per rinviare impegni. Con un po’ di rabbia in cuore. E la voglia di trovare un farmaco che mi guarisca immediatamente. Pensare alle cose da fare mi lascia un po’ agitato. Ma sento la debolezza del corpo e capisco che devo rassegnarmi. Dormo un po’. Mi risveglio e cerco di accettare l’idea di stare nel letto a far niente. Non riesco neppure a leggere. Sento scorrere lento il tempo, così vuoto.  Una persona mi manda un messaggio e mi invita a “gustare il tempo che si dilata”. Ci provo. Effettivamente le ore sembrano lunghissime. Anzi sono lunghissimi anche i minuti. Apparentemente vuoti, eppure pieni di tutti i sentimenti che provo vivendoli. Non faccio nulla, ma posso scegliere di vivere con intensità queste ore. Penso a persone care, lascio affiorare ricordi lieti, sto un po’ in compagnia del buon Dio, immagino le montagne coperte di neve, penso alle tante scalate fatte, respiro profondamente e mi sento vivo, qui, adesso. Un senso di gratitudine mi avvolge. Ho tempo per apprezzare la vita, per ringraziare, per lasciare che tutte le  cose che mi circondano emergano e mi parlino. Quando sono di corsa tutto diventa muto e trasparente. Ora che sono fermo tutto riprende peso, spessore, valore. Apprezzo anche il bicchiere d’acqua che sto bevendo malvolentieri. E le verdure lesse che mi hanno portato per pranzo. Mi viene in mente la bella espressione della poetessa: “Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante”. E proprio vero. Sono sempre così intento ad inseguire la mia agenda, ad inseguire i progetti per il futuro, che spesso mi sfugge ciò che sto vivendo. Il futuro è importante, ma sarà costruito con i tanti istanti presenti. Il futuro è figlio dell’istante che sto vivendo. Ogni istante sprecato, maltrattato, dimenticato, poco apprezzato non genererà mai un buon futuro. Ed allora sto un po’  qui a godermi questo meraviglioso presente. Per ritrovare il mio tempo, il sapore del tempo.  Come diceva Fabrizio Caramagna: “Affidare l’orologio della propria vita nelle mani di un figlio , in un pomeriggio di giochi: quando lo si riprende è di nuovo luminoso e segna tutti i secondi”. Un padre preso per tutta la settimana da molteplici impegni e responsabilità si ferma una domenica pomeriggio a giocare con il figlio; apparentemente gli sembra di perdere tempo, ma in realtà alla fine della giornata ha ritrovato il sapore del tempo, di un tempo dilatato e carico di affetto. Proprio come dice il Vangelo: “A che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l’anima” (Mc 8,36). A volte corriamo come se dovessimo cambiare da soli il mondo… e perdiamo la capacità di gustare il mondo che ci è stato regalato.

09.03.2016
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