Le parole per dirlo
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14.06.2017

“La rabbia è un sentimento prezioso. Non disperdiamola”
(Virginia Raffaele, attrice comica 1980)

Questa sera mi sono fermato un attimo e mi sono gustato su internet il monologo di Virginia Raffaele sul tema della rabbia. In pochi minuti l’attrice riesce a descrivere le infinite occasioni in cui ci arrabbiamo: in auto contro gli altri automobilisti o i pedoni; a piedi contro gli automobilisti; quando il cellulare non prende; quando telefoni ripetutamente ad una persona che non ti risponde; quando i vicini fanno rumore; quando fanno i lavori nell’alloggio sopra il tuo. Una gustosa descrizione di una società sempre più arrabbiata. Ci si arrabbia per poco, per piccole cose. Perché? Forse perché siamo cresciuti con l’errata idea che la vita dovrebbe essere una piacevole  e rilassante passeggiata in pianura: così ci arrabbiamo tutte le volte che la camminata diventa una leggera salita. E perdiamo le staffe quando diventa una faticosa arrampicata. Oppure  la causa sta nel fatto che ci siamo convinti di essere onnipotenti: così ci arrabbiamo di fronte ad ogni piccolo contrattempo, quando qualcosa non va esattamente come desideriamo. Oppure ancora la causa della rabbia sta nel fatto che spesso siamo convinti di essere il centro del mondo: così ci arrabbiamo quando ci rendiamo conto che il mondo non gira attorno a noi, gli altri non girano attorno a noi. Più che spenderci per rendere migliore il mondo vorremmo che il mondo fosse migliore per far piacere a noi. Più che lavorare per cambiare il mondo vorremmo che gli altri cambiassero secondo i nostri desideri, i nostri schemi. E ci arrabbiamo perché gli altri non sono come noi pretendiamo. Quanta gente arrabbiata con i colleghi, con i superiori, con i vicini, con il coniuge, con i figli, con i politici, con i medici… Così tanto convinti di essere perfetti da non sopportare più i difetti degli altri. Così tanto convinti di essere onnipotenti da non  sopportare più le piccole imperfezioni della vita quotidiana che ci fanno sentire piccoli e impotenti: la coda in auto, il cellulare che non funziona, il tempo imprevedibile, la macchia sulla camicia. Che bella la conclusione di Virginia; dice così: “La rabbia è un sentimento prezioso. Non disperdiamola”. La rabbia non dobbiamo usarla per intossicare gli ambienti della vita ordinaria, ma per indignarci per questioni davvero importanti: l’indifferenza verso la madre terra, la tremenda ingiustizia sociale, l’indifferenza verso la ricerca di un senso, la poca voglia di scoprire la verità dell’esistenza, la perdita di meraviglia, l’oblio del mistero dell’universo, la lenta “evaporazione” di Dio nella nostra cultura. Se ci arrabbiassimo per questi aspetti almeno quanto ci arrabbiamo per i rumori molesti del vicino di casa o per l’arbitro che ha fischiato un rigore sbagliato forse davvero miglioreremmo il mondo. E, a poco a poco, ridurremmo gli scatti di rabbia in famiglia, sul lavoro, al bar. Perché presi da battaglie più importanti.

14.06.2017
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