Le parole per dirlo
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15.03.2017

“Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici” (M. Yourcenar, scrittrice francese, 1903-1987)

Oggi ho litigato con una persona e sono davvero a pezzi. So di averla fatta soffrire e questo mi fa stare male: mal di stomaco, senso di pesantezza sul cuore e sui polmoni. E le cose attorno a me si tingono di grigio. E mentre rimugino su questa fatica spunta nella mia mente una considerazione: a che serve la bellezza dei dipinti di Caravaggio oggi che sono ferito e triste? Infatti nelle ultime settimane ho dedicato tempo a parlare di Caravaggio, a studiare le sue opere, a scrivere i commenti  sull’inserto che è giunto nelle vostre case. Dunque ho dedicato molte ore ad ammirare l’opera di questo genio ed ora mi chiedo: a che serve la bellezza quando sei a terra? E mi è tornata alla memoria la riflessione di M. Yourcenar: “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Che meraviglia! Le biblioteche custodiscono le riflessioni, le ricerche, le poesie, l’arte e sono un granaio per l’umanità, un vero granaio per l’anima, per non essere inghiottiti dall’inverno, cioè dalla mancanza di senso, di gusto, di bellezza, di speranza, di ricerca. E finire nel gelo dell’indifferenza e della noia. A questo serve l’arte: a donarci un’apertura di senso. Riempire gli occhi di bellezza scalda il cuore, attrae, smuove, dona fiducia nella bontà della vita. Ti fa dire: “Se c’è qualcosa di bello, allora la mia vita merita, anche quando sono a terra e tutto sembra grigio”. La bellezza spezza l’opacità della vita quotidiana. Molte opere di Caravaggio sono interessanti perché ci mostrano donne e uomini concreti, normali, spesso anche fragili e sbagliati, ma avvolti da una luce particolare che li tira fuori dal buio. Il fondo del quadro è nero, ma i personaggi emergono e si vedono perché accarezzati dalla luce. Quella luce vince il buio, apre uno squarcio, dona identità a discepoli spaventati, a peccatori, a moribondi. Stare ad ammirare queste opere imprime nel cuore la certezza che una luce avvolge anche te e lavora per tirarti fuori dal buio  nei giorni più neri. Anzi la luce è entro di te, c’è qualcosa di buono in te, comunque e sempre. Sei prezioso anche quando sbagli o altri sbagliano nei tuoi confronti; sei prezioso anche quando le cose vanno storte o quando la vita ti fa soffrire. C’è una luce, c’è un senso.  Ed allora emerge nella mia mente il bellissimo dipinto della chiamata di Matteo: lì una splendida Luce entra nella “bettola” dove si trova Matteo e lo riscalda, lo rialza, lo rigenera. E vedo quella meravigliosa mano di Gesù che non solo chiama, ma lavora per “creare” un Matteo nuovo, per aprigli una nuova strada. E ritorna in me la passione per questa vita. Con la voglia di ripartire. Ecco a cosa serve l’arte (e la fede): a ripartire.

15.03.2017
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