Le parole per dirlo
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16.12.2015

Misericordia per l’umano

Ci sono vari modi di vivere la vita, vari modi di stare al mondo. Si può stare fuori e giudicare. Capita quando guardiamo gli eventi che accadono nelle nostre giornate e li giudichiamo quasi da estranei con frasi di questo tipo: “capitano tutte a me”, “di fronte a queste situazioni io non posso fare nulla”, “la gente non capisce”, “ormai non posso sperare più nulla”, “sono tutti corrotti”… Oppure si può stare fuori e pretendere. In questo caso le frasi sono: “se non capiscono è un problema loro”, “se cambiano allora posso fare qualcosa”, “la verità è chiara e netta”, “o di qua o di là”… Oppure si può stare fuori e sognare dicendo: “un tempo era tutto più facile”, “quando le cose torneranno come prima mi rimetterò in gioco”, “se tutti mi volessero bene potrei essere migliore”…
Oppure ancora si può stare dentro e costruire. Questo è l’atteggiamento che ci è richiesto per essere vivi. Stare dentro la vita con i suoi limiti e le sue fragilità cercando di generare qualcosa. Come fa il contadino. Non guarda la terra da lontano, criticandola; né la guarda da lontano pretendendo che fruttifichi da sola; né sta all’ombra di un albero sognando terre fantastiche. Un buon contadino entra nel campo che ha, consapevole dei limiti di quella terra e della precarietà degli eventi atmosferici (siccità, grandine) e la coltiva: ara, semina, irriga, pota… e piano piano genera frutti. Abbiamo bisogno della “pazienza del contadino” per vivere. Una pazienza che è un insieme di varie virtù: concretezza, speranza, laboriosità, coraggio, cura. In una parola potremmo dire che abbiamo bisogno di stare nella vita con misericordia: capaci di prenderci cura della vita, consapevoli dei suoi limiti, con la voglia di far fiorire comunque qualcosa là dove viviamo. Lo dice molto bene Armando Matteo con queste parole: “Ci è richiesta una nuova misericordia verso la verità dell’umano: misericordia per la vita così come è, misericordia per la nostra finitezza e fragilità, misericordia per il pezzo di terra che ci è dato e che dobbiamo lasciare ad altri, misericordia per quella bellezza che con lo scorre delle stagioni ci abbandona e con essa i capelli e i denti e il vigore del fisico e dell’animo, misericordia per i sogni che non abbiamo realizzato e che dobbiamo affidare ad altri, misericordia per le ferite che le strade del mondo portano sul vivo della nostra carne e della nostra anima, misericordia per la finitezza radicale che tocca l’essere umano con l’esperienza della morte”.

16.12.2015
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