Le parole per dirlo
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17.06.2015

"La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle”
(Agostino d’Ippona, filosofo e teologo, 354-430)

Tutti viviamo di speranza. Siamo vivi perché crediamo che domani ci sarà qualcosa di buono e di degno per noi. Speriamo che lo scontro avuto con nostra moglie si risolva e torniamo a capirci. Speriamo che nostro figlio stia promosso o che trovi finalmente lavoro. Speriamo che si risolvano i conflitti a livello mondiale. Speriamo che passi la crisi. Speriamo di vincere questa malattia, di vincere lo scudetto il prossimo anno o che il nostro partito vinca le prossime elezioni…
Ma perché la speranza sia vera e non solo un pio desiderio occorre avere in cuore due elementi: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno contro ciò che non va. Occorre vincere il rischio di abituarsi, adagiarsi, trangugiare tutto. Occorre vincere il rischio che ci porta, per quieto vivere, a giustificare ogni cosa, anche le cose più vergognose ed ingiuste. Occorre alzare la voce in noi e fuori di noi per evidenziare le cose che non vanno, per protestare verso gli sbagli e le ingiustizie. Ma nello stesso tempo ci vuole coraggio. Il coraggio è la voglia di provare a cambiare. A coloro che gli chiedevano perché avesse osato sfidare la mafia con la sua deposizione, Giuseppe Corini, giovane universitario che ha denunciato gli uccisori di don Puglisi, così rispondeva: “Che senso ha la mia vita se non posso sperare di cambiare le cose che non mi piacciono?”. Che meraviglia! Non ha senso stare su questa terra subendo ciò che capita e, al massimo, lamentandoci. Siamo su questa terra per dare il nostro contributo al cambiamento. Il senso della nostra vita è proprio quello di portare qualcosa di buono là dove viviamo, cercando di cambiare le cose che non funzionano, le cose ingiuste. Magari non saremo chiamati a trasformare le sorti della terra o a firmare trattati internazionali, ma siamo tutti chiamati a trasformare qualcosa, magari in casa o sul lavoro, magari nel nostro paesino o nella nostra comunità. Diceva H.D. Thoreau: “Trasformare la qualità della giornata è l’arte più sublime”. Vale la pena iniziare la giornata non tanto lamentandoci di tutto ciò che non va, bensì desiderosi di cambiare ciò che non va, magari anche solo qualcosa di piccolo, alla nostra portata. Così la giornata trova subito il suo senso e il suo interesse. Chi spera non s’annoia; chi ha qualcosa da cambiare non ha fiato da sprecare per le critiche; chi affronta la vita con coraggio non ha voglia di perdere tempo a lamentarsi.

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17.06.2015
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