Le parole per dirlo
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19.07.2017

“Smettila di dire a Dio che hai un grande problema e inizia a dire al tuo problema che hai un grande Dio”

A che servono le vacanze? Una delle prime risposte che si sentono in giro è: “Per staccare dai problemi”. Si parte con la speranza di dimenticare i problemi della vita quotidiana: fatiche con i figli, questioni sul posto di lavoro, beghe di vicinato, questioni finanziarie, debiti… Così si cerca di organizzare una vacanza il più lontano possibile, appunto per “staccare”; oppure una vacanza piena di cose, per non pensare. Ma i problemi te li porti in cuore e, qua e là, tornano a galla. Ed in ogni caso al tuo ritorno, appena aprirai la porta di casa, ti salteranno addosso ancora più rabbiosi, come un cane che hai dimenticato tutto il giorno rinchiuso senza cibo. Perché le vacanze non servono per dimenticare i problemi, bensì per prendere forze per affrontarli. Anzi servono per vederli con occhi nuovi. Nella quotidianità a volte i problemi ci sommergono, ci travolgono. Non riusciamo più a guardarli lucidamente in faccia. Ci tormentano e si ingigantiscono. Come la notte, quando sei sveglio. Ti crollano addosso, ti sfidano, ti invadono mente e cuore. Non vedi più nient’altro. Tutto diventa problema. E la vita appare una fatica insopportabile. Per questo abbiamo bisogno di “staccare”, non nel senso di “scappare”, ma di “prendere le distanze”. Se riesci a prendere le distanze il problema non è più un mostro che ti schiaccia, un mostro enorme e ingovernabile. Se prendi le distanze il problema diventa una questione precisa, magari difficile, ma definibile, cioè una questione che ha i suoi contorni e, dunque, che non è infinita, senza soluzioni. Ecco, le vacanze servono anche a questo: prendere le distanze dalla quotidianità per riuscire nuovamente a descriverla, delimitarla, raccontarla. Così, nella descrizione, ogni cosa prende forma, si definisce, viene letta insieme a tutto il resto, diventa una parte dentro un orizzonte più ampio. I problemi non si risolvono, ma la vita ci mostra un orizzonte, diventa respirabile. Dunque non stressiamoci a nascondere sotto terra i problemi. Dedichiamo un po’ di tempo a guardarli da lontano, magari stando in riva al mare. Impariamo a spendere un po’ di tempo nelle vacanze a parlare, a confidarci, a raccontarci con persone care. I problemi si vivono in modo diverso condividendoli e chiedendo aiuto.  E “usiamo” una fetta di vacanza anche per guardare la vita e suoi problemi alla luce della nostra fede. Il cristianesimo è un enorme aiuto per “rileggere” la vita con speranza. Proprio come suggerisce questa splendida espressione: “Smettila di dire a Dio che hai un grande problema  e inizia a dire al tuo problema che hai un grande Dio”. Da credente puoi gridare al tuo problema: “Io ho un grande Dio che mi accompagna!”.

19.07.2017
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