Le parole per dirlo
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20.09.2017

“Il silenzio dell’immensità dava ai rumori una presenza intensa, quasi indecente” 
(Eric-Emmanuel Schmitt)

Mi piace d’estate andare qualche volta a camminare in montagna. In alto mi capita di fermarmi a gustare il silenzio: un silenzio intenso, dove il tempo sembra fermarsi. Dopo un po’ inizi a sentire rumori che prima non notavi: un piccolo ruscello in lontananza, un verso d’uccello, qualche pietra che scivola a valle. Sono rumori lontani, eppure nitidi. Più stai nel silenzio e più i piccoli rumori diventano nitidi. Il silenzio sottolinea ogni suono, gli dona una presenza densa, intensa. Anzi, il silenzio dona consistenza anche agli oggetti: nel silenzio della montagna emergono i piccoli fiori, i fili d’erba, le striature delle rocce, l’azzurro del cielo. Tutto sembra parlare. Il silenzio ha questo dono: lascia parlare. Nel silenzio tutto parla: le rocce, le nuvole, il ruscello, le stelle alpine. Ecco perché abbiamo bisogno di silenzio, proprio per lasciar parlare le cose, per lasciar parlare le varie vicende della giornata: incontri, viaggi, fatiche, sorrisi. In questo momento sono qui nella mia stanza, è notte fonda. Sono abbracciato da un silenzio simile a quello della montagna. E lascio parlare la mia giornata. Emerge il sorriso intravisto in quel saluto, il tono di voce di quella telefonata, la richiesta di aiuto di quel messaggio, la rabbia di quella persona ferita, la gratitudine di quella mail… Tutto parla e mi accorgo che nulla oggi è stato banale. Nel silenzio rivivo le mie azioni e scopro che il silenzio fa parlare una giornata che mi era parsa muta e normale.  Ecco perché abbiamo bisogno di momenti di silenzio: per non vivere “senza accorgercene”.  Proprio come dice Eric-Emmanuel Schmitt: “Avevo spesso vissuto senza accorgermene, confondendo l’iperattività con la felicità di essere. Sì, avevo praticato più l’agitazione che la gioia. Mi ero caricato di problemi trascurando di assaporare un semplice tesoro: vivere… Avevo dimenticato l’essenziale: lo stupore gioioso”. Abbiamo bisogno di non lasciarci mangiare dall’iperattività e di non lasciarci divorare dai problemi. Tutti noi, e io per primo, siamo di corsa e spesso finiamo la giornata con il fiatone. L’agenda ci costringe a correre e la vita ci carica di problemi. Eppure sia benedetta ogni occasione che ci aiuta a fermarci un istante per stare in silenzio a sgranare gli occhi e ad aprire le orecchie: perché la vita non soltanto passi, ma parli, ci parli, ci riempia. Ecco perché abbiamo pensato, come diocesi, di regalare una “Grande panchina” ai fossanesi. Nella stradina che da San Michele scende verso Boschetti abbiamo messo una panchina gigante. Ci tenevo tantissimo a questo progetto. Finalmente si compie. Un posto per fermarsi, guardare il fiume e la Bisalta, stare in silenzio, guardare la propria vita, ringraziare. E per i credenti anche pregare. Per ripartire ripieni di vita, ripieni di presenza. Anzi ripieni di Presenza.

20.09.2017
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