Le parole per dirlo
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24.06.2015

“Le vostre feste sono troppo sobrie e il vostro cibo quotidiano troppo abbondante”  (Scrittrice africana)

Una scrittrice africana ha vissuto un po’ di tempo in Europa. Al termine del suo soggiorno un giornalista le ha chiesto un’impressione su questa nostra terra. Lei ha risposto; “Le vostre feste sono troppo sobrie e il vostro cibo quotidiano troppo abbondante”. Una risposta davvero illuminante. Le nostre feste sono troppo sobrie, scarne, mute. Sono feste che non hanno nulla da dire. Sono vuote. Dobbiamo riempirle per riuscire a viverle. Un tempo esisteva il tempo feriale e il tempo festivo: il primo era quello del lavoro, il secondo era quello della festa. Ora esiste il tempo lavorativo e il tempo libero. Tale tempo libero è una parentesi tra due tempi lavorativi, è un tempo vuoto per riposarsi e poter tornare a lavorare. Un tempo per divertirsi, cioè scappare, volgere lo sguardo altrove (di-vertere), fuggire dalla quotidianità, per poi inesorabilmente ripiombarci il lunedì. Non per nulla il lunedì è il giorno peggiore. Sembra quasi automatico, il primo giorno della settimana, dire: “Mi ero illuso, ma purtroppo devo tornare alla dura realtà”. E la realtà sembra fatta soltanto di lavoro, produzione, funzionamento. La festa è scomparsa. Cioè è scomparso il significato vero della festa come tempo adatto a “trovare il senso e il gusto” della vita quotidiana. Questo erano le feste legate al ciclo della natura (feste di primavera, feste del ringraziamento) e le feste legate ad eventi fondatori della divinità (Natale, Pasqua). Questo era il senso della domenica: un giorno per ammirare la bellezza che ci circonda, per ritrovare un senso al nostro cammino, per rinnovare la fiducia nella vita e la speranza per il futuro. La festa non era una parentesi, ma uno squarcio di senso. Ora non è più così. Il tempo libero è diventato muto, carico di divertimento e privo di festa. E così si cerca il senso da altre parti. Magari cercando di accumulare. Il senso della vita diventa la capacità produttiva, l’accumulo forzato. Tutto è ridotto ad oggetto privo di significato. Oggetto muto. Così anche sulla tavola, caduti i significati veri del mangiare insieme, resta soltanto la quantità di cibo. Privati della festa ci riempiamo la pancia. Per dimenticare o almeno per tacitare la domanda di senso. Dimenticando che il senso sta innanzitutto nell’incontro con gli altri e nella condivisione. E rischiamo di essere pieni, ma soli. Sazi ma non festosi.

24.06.2015
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