Le parole per dirlo
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27.04.2016

“Indicare strade di felicità” (Papa Francesco)

Spesso mi capita di avere in cuore idee, progetti e sogni a cui tengo, per cui sarei pronto a buttarmi nel fuoco. Idee, progetti e sogni legati al cambiamento di questa nostra Chiesa, alla nascita di un nuovo stile, alla creazione di una nuova immagine di Chiesa. A volte sono piccole intuizioni, altre volte sono progetti o scelte da attuare. Mi girano nel cuore, provo a metterne alcune in pratica. Ultimamente ho la fortuna di leggere i documenti di Papa Francesco e ad ogni pagina, con il cuore colmo di gioia e gratitudine, mi trovo a ripetere: “Ecco, bellissimo, proprio di questo abbiamo bisogno”. Così è successo alla lettura dell’esortazione “Amoris Laetitia”. Il Papa desidera una Chiesa fatta di persone e non di norme; una Chiesa attenta alle persone nella loro concretezza e non considerate “oggetti” da sottomettere alle norme. Una Chiesa che cammina con gli uomini e le donne partendo dal luogo in cui si trovano e non una Chiesa sul piedistallo che pone mete pesanti come macigni, senza aiutare nel cammino. Non si tratta di “abbassare” le esigenze del Vangelo; si tratta di imparare dal Cristo la capacità di accogliere ogni persona con sommo rispetto, di ascoltare le sue fatiche e le sue ragioni, di aprirle nuove possibilità. Il cristiano non è uno spettatore che sta a guardare con distacco, né un giudice che elenca norme ed emette sentenze irrevocabili, né un padrone delle coscienze che impone le sue leggi a tutti. Il cristiano è sempre un buon samaritano che si ferma accanto al fratello, lo cura, lo aiuta a rialzarsi, spende tempo ed energie per rimetterlo in cammino. Senza chiedere prima la “carta d’identità”, cioè senza chiedersi se l’altro è degno. Perché l’altro è una persona che mantiene la sua dignità di figlio di Dio sempre. Anche quando non è del tutto “secondo le nostre norme”, anche quando è “ così detto irregolare”. È giunto il tempo di mostrare le ragioni del cristianesimo, non di imporre le norme del cristianesimo. Dice il Papa: “Non ha senso fermarsi ad una denuncia dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia” (n. 35). Occorre passare da una posizione di difesa e di critica negativa ad una posizione positiva e propositiva: “Questo apre la porta a una pastorale positiva, accogliente, che rende possibile un approfondimento graduale delle esigenze del Vangelo. Tuttavia, molte volte abbiamo agito con atteggiamento difensivo e sprechiamo le energie pastorali moltiplicando gli attacchi al mondo decadente, con poca capacità propositiva per indicare strade di felicità” (n. 38). Non bisogna trattare gli uomini e le donne del nostro tempo come bambini capricciosi, incapaci di gestire la propria vita e di valutare con serietà le proprie scelte. Le persone sono più serie di quanto noi pensiamo. Occorre mettere in conto la loro coscienza e rispettarla. “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (n.37).
Bellissimo. Si apre l’orizzonte. Si respira aria fresca. Ci riprende la voglia di camminare. Torna ad affascinarci la bellezza del cristianesimo.

27.04.2016
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