Le parole per dirlo
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29.06.2016

“Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze” 
(Paul Valéry, poeta francese 1871-1945)

Ieri sono andato con gli “Amici del Creato” a vedere alcune splendide opere di pittura gotica della Valle Grana. Abbiamo concluso la nostra giornata al Santuario di Madonna dei Boschi. Una vera meraviglia. Una chiesetta interamente affrescata, dove puoi ammirare opere del Quattrocento, del Cinquecento, del Settecento, del Novecento. C’ero stato già altre volte, ma ieri mi ha colpito soprattutto il fatto di vedere nello stesso edificio opere così diverse, eppure armonicamente accostate. Di getto mi è venuta alla mente questa profonda verità: noi siamo figli delle differenze.  Noi siamo figli della storia che ci sta alle spalle, una storia di differenze: diverse epoche, diversi stili di vita, diversi modi di guardare il mondo. Dentro di noi convivono le diverse epoche passate. Noi viviamo prendendo tutto questo bagaglio e immettendoci la nostra differenza, la nostra unicità. La differenza non è un’eccezione, non è un contrattempo: la differenza è la normalità. Nella carne portiamo impressa la differenza di papà e mamma, ma anche la differenza del seicento, dell’ottocento, del duecento… La nostra identità è un meraviglioso puzzle, è un “miscuglio” di volti, di storie, di invenzioni, di linguaggi. Dire identità è dire diversità. Per questo è così azzeccato l’invito di Paul Valéry: “Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.  Viviamo un’epoca in cui sembra che le differenze facciano soltanto paura. Anzi pare che si debbano  azzerare le differenze perché  non venga turbata la nostra unicità, la nostra libertà, la nostra identità. Qua e là si sente urlare l’idea che la nostra identità si salva eliminando le diversità. Gli integralismi di varia natura e colore urlano proprio questo: per salvaguardare la mia identità devo eliminare o almeno soffocare la tua differenza. No. Il vero modo di salvare la mia identità è quello di interagire con la tua diversità. Io sono le relazioni che riesco a costruire. Proprio come diceva Gregory Bateson (1904-1980): “La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza”. Eliminare l’altro significa impoverire se stessi. Perché l’altro, pur così diverso, è la mia ricchezza. Sarebbe molto più povera la chiesa di Madonna dei Boschi se gli uomini del Cinquecento avessero eliminato le pitture del Quattrocento, sentendole così diverse dal gusto della propria epoca. Invece, con intelligenza li hanno conservati, accostando altre opere. Così si costruisce la storia: non per demolizione, ma per accostamento e creazione. Così si costruisce la vita: non eliminando le diversità, ma accogliendo e costruendo insieme in modo creativo. Ogni giorno: con il coniuge, con le nuove generazioni, con i colleghi di lavoro, con persone di diversa cultura e religione. Partendo dalla convinzione di Leonard Nimoy (1931-2015): “Sono lieto di vedere che siamo diversi. Che insieme si possa diventare più grandi della somma di entrambi”. Buon cammino.

29.06.2016
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