Le parole per dirlo
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30.11.2016

“La disponibilità a sottoporsi allo sforzo è condizione necessaria per raggiungere il movimento senza sforzo” 
(Giovanni Cesare Pagazzi, teologo, 1965)

A nessuno piace la fatica  fine a se stessa. Sarebbe da masochisti tormentarsi con una fatica inutile. Ma tale certezza non ci porta a pensare che lo sforzo sia da evitare, come vorrebbe  far credere certa cultura moderna. Perché ogni novità e ogni cambiamento costano fatica. Pensa alla fatica di chi inizia a danzare: i muscoli urlano per lo sforzo, fino al pianto. Pensa alla fatica del bimbo che impara a camminare: cade e si rialza e ricade per centinaia di volte. Ma sia il ballerino che il bambino alla fine arrivano a danzare e camminare senza sforzo. Dapprima sono goffi e ridicoli, poi, dopo molto sforzo, sono leggeri e graziosi nei loro movimenti. Danzano e camminano con leggerezza, senza sforzo. Proprio come afferma il nostro teologo: dopo molto sforzo si giunge a fare le cose quasi senza sforzo. Lo sforzo è inevitabile e superabile.
Detto in altre parole: più ti alleni e più le cose diventano semplici. Ricordo quando giocavo a calcio: più facevo faticosi allenamenti e più diventava facile reggere i novanta minuti e destreggiarsi in partita. Perché davvero tutto è stato difficile prima di diventare facile. Come lo studio della lingua: all’inizio si fanno sforzi enormi per tirar fuori quattro frasi, poi, dopo lungo allenamento, la parola arriva automaticamente.
Dunque ci vuole sforzo per far qualcosa senza sforzo. Perché la fatica modifica il corpo e la mente. Se vuoi imparare a nuotare devi muovere muscoli che non sei abituato ad usare o, per lo meno, ad usare in quel modo. Ti alleni con fatica e dolore. Ma giorno dopo giorno quei movimenti modificano il tuo corpo e tu diventi un nuotatore. Così la matematica. All’inizio la mente fatica ad imparare le tabelline. Ma dopo molto sforzo i calcoli diventano un divertimento. Potremmo dire che noi diventiamo davvero noi stessi attraverso la fatica. Rinasciamo nello sforzo, perché già all’inizio siamo nati da uno sforzo. Certo quando siamo sotto sforzo non ne cogliamo il valore e ci auguriamo che passi. Ma lo sforzo è superabile. E solo allora ne riconosciamo il pregio e osiamo raccontarlo. È proprio così: nessun alpinista loda lo sforzo mentre cerca di superare una parete. Ma giunto in cima lo sforzo finisce, anzi addirittura ne scompare il ricordo: resta il risultato, la gioia della cima.
Viviamo un tempo di novità, di cambiamento, di incertezza. Dunque un tempo che costa fatica. Non spaventiamoci. Non tiriamoci indietro di fronte allo sforzo dei cambiamenti. Dal nostro sforzo nascerà una società nuova.

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30.11.2016
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