Le parole per dirlo
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31.05.2017

Sono un credente 
e un non credente insieme.

Sabato ho partecipato ad un convegno organizzato dall’Asl. Mi è piaciuto parlare in un ambiente “fuori” dai soliti luoghi di Chiesa. Spesso noi cristiani siamo così “abituati” a sentir parlare di cristianesimo che rischiamo di perderne l’originalità. Ogni parola cristiana suona come ovvia, un po’ sbiadita, quasi noiosa. Genera la noia dell’abitudine. Invece in quel contesto le parole cadevano dentro una curiosità imprevista. Sembravano nuove. Non perché io dicessi cose speciali, ma perché le persone avevano domande nuove. In particolare la loro domanda era: “A che serve il cristianesimo per la vita concreta?”. In quel contesto riscoprivo io stesso la potenza del cristianesimo rispetto alle parole forti della vita: stupore, speranza, perdono, dolore, futuro… E mi tornavano alla mente le parole del Card. Martini: “Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande pungenti e inquietanti l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa”.  Se non lasci che la vita metta in questione la tua fede rischi che tale fede si svuoti giorno dopo giorno. È importante che le vicende della vita ti interroghino: come la fede mi aiuta a vivere il dolore, la delusione, la fatica, l’amore, le relazioni, la morte, la speranza? Ed è importante che ti mettano in questione le persone che incontri: chi non va a Messa ti interroga sull’utilità della Messa; chi non crede ti questiona sul senso della tua fede; chi appartiene ad altre religioni ti costringe a trovare il nocciolo della tua fede. Nel confronto emerge la tua originalità e ti arricchisci dell’originalità altrui. Perché proprio questo è il confronto. Quando stai con gli amici ritrovi la tua vera identità e, nello stesso tempo, ti arricchisci della loro ricchezza. Questa è la magia della relazione. Metti a disposizione ciò che sei e ti ritrovi arricchito. E’ ciò che ho vissuto sabato. Ho provato a raccontare il cristianesimo e sono tornato a casa ricco delle loro domande. E ricco del racconto degli altri relatori: un ateo, un buddista e un rappresentante dello sciamanesimo. E’ stato bello guardare la vita con gli occhi dell’ateo; mi ha fatto bene sentire il buddista per accorgermi della povertà spirituale della nostra società; mi ha colpito la riscoperta della sacralità della natura proposta dallo sciamanesimo. Sono cristiano e sono davvero felice di esserlo. Ma ancora una volta ho toccato con mano che non ho la Verità Assoluta in tasca e, pertanto, ho bisogno di mantenermi in ricerca con ogni persona che incontro. La vita non è questione di una perfezione raggiunta, ma di una ricerca mai conclusa.

31.05.2017
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