Testimoni del Risorto
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Dorothy Day

Testimoni del Risorto 26.11.2014

Parole chiave: testimoni del risorto (15), gianpiero pettiti (15)
Calendario liturgico Day

“Quando cominciano a chiamarti santa vuol dire che non ti prendono più sul serio”, era solita dire: è proprio in base a questa sua “visione” della santità che molti suoi seguaci rifiutano l’idea di vedere un giorno sugli altari Dorothy Day; e, (almeno in questo) vanno d’accordo con certi cattolici ultraconservatori, che inorridiscono al solo pensiero che si sia aperta per lei la strada della canonizzazione, non perdonandole evidentemente i suoi “peccati di gioventù”, come l’amore libero, l’uso della sessualità prima del matrimonio e l’aborto. Più conosciuta come “l’anarchica di Dio” o anche “la femminista di Dio” per l’estremismo di certe sue posizioni e per la radicalità delle sue scelte di vita, nasce nel 1897 e impatta fin da giovane con il variegato mondo della povertà, andando a vivere con la famiglia nel quartiere più povero di Chicago. Ribelle, anticonformista e combattiva, a 20 anni viene incarcerata per la prima volta insieme ad altre “suffragiste” per una manifestazione non autorizzata davanti alla Casa Bianca. Durante la detenzione si avvicina per la prima volta alla Bibbia, che legge con avidità restandone profondamente turbata: di famiglia protestante, ma non praticante, si accorge che Dio comincia a farsi strada nella sua vita, anche attraverso la testimonianza di amiche cattoliche, di cui ammira la fedeltà alla preghiera giornaliera e alla messa festiva, al punto da seguirle qualche volta in chiesa e ritrovarsi inginocchiata accanto a loro, pur non sapendo pregare. Giornalista che si batte per i diritti dei lavoratori e per il benessere di poveri e diseredati, si riconosce nelle idee socialiste avanzate di inizio secolo. Non sembrandole di aiutare sufficientemente i bisognosi con la carta stampata, diventa anche infermiera, spendendosi con generosità al letto dei malati più poveri. Rimasta incinta di un giovane collega giornalista con il quale ha un breve flirt, decide di abortire. Esce sconvolta da questa esperienza: il rimorso per la vita abortita e lo spettro della sterilità aumentano a dismisura il suo desiderio di una nuova maternità e le sembra un miracolo l’accorgersi di essere nuovamente incinta. Il suo compagno Forster Batterham è un biologo anarchico che si oppone al matrimonio e alla religione e che, inoltre, ritiene troppo crudele il periodo in cui vive per mettere al mondo dei figli. Dorothy, questa volta, non solo decide di portare avanti la gravidanza, ma una volta nata la sua Tamar nel 1927, sceglie subito di farla battezzare secondo il rito cattolico, contro la volontà del compagno, per evitare che la bimba “brancolasse nel buio per anni come avevo fatto io”. Questa decisione provoca la rottura del rapporto sentimentale con il suo uomo, ma ormai Dorothy ha imboccato il cammino della conversione, che sfocia, il 28 dicembre 1928, nel suo ingresso nella chiesa cattolica, nella convinzione di aver qui trovato “la chiesa degli immigrati, la chiesa dei poveri”, cioè la concretizzazione dei suoi ideali di vita per i quali si è battuta fin da ragazza. Nel 1932 un’ulteriore svolta alla sua vita arriva dal suo incontro con Peter Maurin, un fervente cattolico con nel cassetto il sogno di realizzare una rivista che affronti temi sociali alla luce del Vangelo. I due, insieme, riescono il 1° maggio 1933 a far nascere il mensile “The Catholic Worker”, che, appena un anno dopo, non solo raggiunge le centomila copie, ma diventa soprattutto un punto di riferimento per senzatetto, poveri e bisognosi, che bussando a quella porta chiedono al giornale di tradurre in pratica i suoi princìpi ispiratori. L’appartamento di Dorothy, nel cuore di New York, è la prima di tante case di ospitalità e The Catholic Worker diventa così un movimento: nel ’36 le case sono 33, oggi più di 300, con migliaia di soci negli Stati Uniti e nel Messico settentrionale. Nelle sue “case famiglia” Dorothy accoglie di preferenza i clandestini e i rifiutati dalle altre organizzazioni, perché “non degni” di aiuto, spiegando che essi “vivono con noi, muoiono con noi e diamo loro una sepoltura cristiana, preghiamo per loro dopo che sono morti. Una volta che sono accolti diventano membri della famiglia”. Tutta la vita di Dorothy è abitata dai poveri e dai loro bisogni; vive la stagione del Concilio con la speranza che rappresenti una primavera per la Chiesa; papa Wojtyla la stima e la segue con affetto e, malata e incapace di spostarsi, riceve anche la visita di Madre Teresa di Calcutta. Muore il 29 novembre 1980 e nel 2000 inizia il contestato processo per la sua canonizzazione.

Dorothy Day
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