Testimoni del Risorto
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Egidio Bullesi

 Testimoni del Risorto 22.04.2015

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“La mia vita segue una stella”. E se la cosa è indispensabile al marinaio per orientare la rotta della propria nave, altrettanto dovrebbe essere per ogni cristiano. Per questo Egidio Bullesi, da buon marinaio, guarda costantemente al Vangelo e a Maria, le due stelle della sua vita. Che sboccia all’insegna della precarietà di bambino profugo già a 10 anni. È nato nel 1905 a Pola, in un periodo in cui questa appartiene all’impero austriaco, terzo dei nove figli di un disegnatore tecnico navale impiegato all’Arsenale. All’inizio del primo conflitto mondiale la sua città viene dichiarata zona bellica e una parte della popolazione di origine italiana viene internata prima a Rovigno, poi a Graz. Egidio, insieme a mamma e fratelli è tra questi profughi, mentre papà continua a lavorare a Pola; inizia così per il bambino un periodo di forti discriminazioni, angherie e soprusi; conosce la fame vera e impara anche a scazzottare per difendere la sua italianità. La disperazione lo riporta a 13 anni a Pola, a cercar lavoro nel cantiere in cui lavora papà. Lo trova, malgrado la giovanissima età e con la sua intelligenza, si fa strada e si specializza nel suo lavoro, mentre sul piano scolastico recupera ciò che ha perso da bambino, frequentando corsi serali di perfezionamento. Non perde tempo, insomma: lavora e studia, ma impara anche a portare Gesù nel cantiere, per farlo conoscere e farlo amare. Nel 1920 entra nella Gioventù di Azione Cattolica, poi si lascia infiammare dalla predicazione di padre Tito Castagna, un francescano tutto fuoco, che scalda ed entusiasma i cuori. Con effetto a cascata, tutta la famiglia viene contagiata, ma in Egidio la riscoperta della fede produce un irrefrenabile desiderio di annunciare e testimoniare la propria fede: a cominciare dal cantiere, ma anche in parrocchia, per strada, con i giovani. Si iscrive al Terz’Ordine francescano, aderisce alla Conferenza di San Vincenzo, diventa catechista e animatore di ogni iniziativa di carità. “Sento che è necessario infiammare i giovani e avviarli all’apostolato”, scrive e, proprio per questo, accorre ovunque ci sia un congresso di giovani dell’Azione cattolica o del Terz’Ordine. Nel 1921, a 16 anni, partecipa a Roma al congresso nazionale per il 50° della Gioventù Cattolica: ritorna con l’entusiasmo alle stelle e con il desiderio di far nascere anche a Pola un gruppo Scout, che si affianca ai primi gruppi di Aspiranti che ha già costituito, perché i ragazzi gli si attaccano e lo seguono ovunque, contagiati dal suo entusiasmo e dalla sua voglia di fare. Vive nella gioia, perché “questa vita è tanto bella e quindi perché rattristarci? Allegria, sempre allegri, ma nel Signore”. Nel 1925 è chiamato al servizio di leva in Marina: 25 mesi da vivere con 1300 commilitoni sulla “Dante Alighieri”, praticamente un paese sull’acqua. Anche qui Egidio non si smentisce e si trasforma in apostolo, esattamente come aveva fatto sulla terraferma: riesce a far nascere una sorta di club, battezzato “attività serali frigorifere”, perché si riunisce nei locali dei frigoriferi. Da questa singolare attività cameratesca arrivano alcune conversioni e addirittura una vocazione religiosa: Guido Foghin, prima indifferente e non praticante, dopo la morte di Bullesi “prenderà i voti” diventando frate francescano, missionario in Cina e poi in Guatemala, e assumendo significativamente il nome da religioso di padre Egidio-Maria. Congedato il 15 marzo 1927, trova lavoro come disegnatore al cantiere navale di Monfalcone: il sacrificio di lasciare Pola e il suo apostolato è ben presto superato dal piacere di trovare anche nella sua nuova residenza tanto bene da fare tra i ragazzi, gli operai, nella San Vincenzo. Per quest’ultima si strapazza anche e un giorno arriva a casa con qualche linea di febbre; poi arriva una fastidiosa bronchite e alla fine lo ricoverano per tubercolosi a fine agosto 1928. All’ospedale di Pola non si annoia, perché impara ad evangelizzare la sofferenza, insegnando come si fa ad accettare la malattia, il dolore e anche lo spettro della morte. “Se vivo, Gesù è la mia felicità. Se muoio, vado a godere il mio Gesù”, dice e glielo si legge anche in faccia. Fa voto, se guarisce, di farsi frate, ma intanto offre la sua vita e i suoi dolori per le missioni, per la Chiesa….Muore il 25 aprile 1929, a neppure 24 anni. La Chiesa ha già riconosciuto l’eroicità delle sue virtù, con la dichiarazione a venerabile del 1997; ora sono all’esame presunti miracoli per sua intercessione che dovrebbero portarlo definitivamente sugli altari.

Egidio Bullesi
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